Albino Cercasenso non era da molto che si era inoltrato nella valle della Pauradellapaura, camminava senza una meta, la sua anima era inquieta, i suoi occhi parevano quelli di un cerbiatto in fuga. Era da tempo che l’infanzia lo aveva abbandonato, lasciandogli in dono un corpo ignorante e tante paure. Non voleva e non poteva tornare indietro, alle sue spalle si era formato un abisso, doveva andare avanti, questo era il suo destino. Quando le urla della sua anima si fecero straripanti e la paura della paura lo rapì, quando ormai si sentì attratto dalle vertigini dell’angoscia, gli apparve un Satiro Danzante, forse un miraggio, pensò, gli si fece incontro, gli sorrise.

Il volto dello sconosciuto era sereno, i suoi occhi brillavano di curiosità, aveva fra le dita anelli d’oro, nel gilè una catenina con un orologio a cipolla che faceva capolino dal taschino, nella mano destra teneva un bastone con un pomello d’avorio.

Capelli impertinenti e barba importante, la sua voce era dolce come il miele, pareva il suono di un’arpa, Albino gli si avvicinò incuriosito, non aveva alcun timore, anzi il suo aspetto lo rassicurava, provò la stessa sensazione che aveva provato nella placenta della mamma, il periodo più bello della sua esistenza.

Si presentarono, e da allora iniziarono a camminare insieme, il Satiro, un adulto bambino e Albino, un bambino adulto, e andarono per erte salite e ripidi ghiaioni, bagnati dalla pioggia e accarezzati dal vento, il giorno riscaldati dal sole e la notte rassicurati dalla luce della luna, un passeggiare ed un bivaccare al chiarore delle stelle. Albino entrò negli abissi della sua anima, a volte gli sembrava di impazzire, a volte gli pareva di volare.

E parlavano, o meglio solo Albino  parlava e il Satiro ascoltava. Albino cercava dall’altro le risposte, ma come un’eco le sue domande gli ritornavano indietro, era lui che doveva dare le risposte che non aveva mai dato. E furono anni belli e anni bui, attraversarono i sogni, cercando di carpirne il linguaggio, i loro segni, contrappunti e distonie divennero compagne fedeli, ma continuarono a camminare insieme e Cercasenso non si scoraggiava più, e la paura della paura lentamente svanì e con lei la giovinezza. Con il trascorrere delle stagioni Satiro iniziò a parlare di sé e Albino imparò ad ascoltarlo. A volte si separarono per mesi, per anni, per poi ritrovarsi uniti come prima per fare un po’ di strada insieme. Satiro veniva da lontano, dall’isola degli aranceti, abitata da un popolo gentile che sa essere molto crudele, nel suo sangue scorrono  rivoli di tante razze, i suoi occhi si perdono oltre l’orizzonte, verso altri continenti. Si pensa che Satiro  sia venuto dal mare, che si fosse inabissato nella continua ricerca di scandagliare l’animo umano, nel titanico impegno di scovare dentro l’anima degli umani  tesori nascosti. Satiro distribuiva a piene mani e gratuitamente perle di rara saggezza, cercando di rendere il prossimo meno angosciato e più fiducioso nell’avvenire. Albino imparò non solo ad ascoltare l’amico trovato, ma anche se stesso, certo è che tra il comprendere e il cambiare percorso non è facile, l’impresa è ardua. Con sguardo benefico Satiro osservava il suo amico di sempre, non si aspettava niente da lui, sapeva bene che quando sarebbe stato il momento Albino avrebbe spiccato il volo, le sue ali di gesso si sarebbero trasformate in leggere e potenti piume, il suo sguardo da cerbiatto impaurito sarebbe svanito e la sua anima avrebbe preso su di sé il peso della vita, liberando il suo padrone dal pesante fardello dell’inquietudine. E furono anni di condivisione, la vita divenne incalzante per entrambi, ma continuarono a camminare insieme lungo la valle della vita. Fin dal primo incontro con il Satiro Danzante, un tarlo silenzioso viveva nel cervellino di Albino, infatti egli pensava che Satiro gli avesse sempre detto quello che credeva opportuno che Albino si sentisse dire e non quello che lui pensasse veramente, in altre parole era convinto che Satiro si fosse sempre comportato come un pedagogo con lui, uno il maestro, l’altro il discepolo, e nonostante il tanto tempo ormai passato, entrambi fossero rimasti tali e quali al primo giorno, uno l’adulto bambino e l’altro il bambino adulto. Quando Albino Cercasenso si rese conto che anche lui era diventato un adulto bambino, comprese che accanto a sé aveva un amico speciale e che da tempo non viveva più nella placenta della mamma ma semplicemente nel mondo degli uomini.

Luca

Leave a Reply



...andiamo lì dove nulla aspetta
e troviamo tutto ciò che sta aspettando.


Pablo Neruda, Ricorderai.



Email: ulderico36@gmail.com