{"id":57,"date":"2020-03-24T11:51:06","date_gmt":"2020-03-24T11:51:06","guid":{"rendered":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=57"},"modified":"2020-04-05T20:59:37","modified_gmt":"2020-04-05T20:59:37","slug":"gli-occhi-di-marina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=57","title":{"rendered":"Gli occhi di Laura. Lo sguardo che svuota"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><em><strong>GLI\u00a0 OCCHI\u00a0 DI  LAURA<\/strong><\/em><\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><em><strong>Storia di una miopia<\/strong><\/em><\/h3>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>Incontrai Laura nella Primavera del 1985: era quasi  sull\u2019orlo della cecit\u00e0; una strana cecit\u00e0, senza una causa specifica  clinicamente accertabile.<\/p>\n\n\n\n<p> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ricorse a me come ad una sorta di \u201cultima  spiaggia\u201d, dopo avere tentato le pi\u00f9 disparate cure mediche, senza esiti  apprezzabili.<\/p>\n\n\n\n<p> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Fin dal nostro primo incontro, decisi di seguirla senza esitazione  alcuna perch\u00e9 la sua sofferenza aveva fatto risuonare dentro di me un  intenso, commovente richiamo: Laura era  come \u201cpietrificata\u201d da un enigmatico, misterioso \u201c sortilegio\u201d che aveva  innalzato una gelida barriera fra i suoi occhi e la Vita, ed io non  potevo accettare che una ragazza che mi aveva trasmesso una immediata  sensazione di profonda vitalit\u00e0 dovesse privarsi della vista dei  meravigliosi spettacoli che l\u2019esistenza pu\u00f2 riservarci, malgrado tutto.<\/p>\n\n\n\n<p> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  I nostri incontri  sono durati circa un anno e l\u2019unico modo che mi parve pi\u00f9 adeguato  per poterla aiutare autenticamente fu di  \u201cimparare\u201d anche io a \u201cguardare\u201d il mondo come lei, nello scenario del  suo accecante&nbsp; conflitto con la madre, che si svel\u00f2  drammaticamente fin dall\u2019inizio dei nostri colloqui.<\/p>\n\n\n\n<p> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Il percorso terapeutico che Laura ha seguito per \u201critrovare\u201d,  insieme a me, la possibilit\u00e0 di osservare  la Vita con occhi nuovi, raggiungendo, dopo un faticoso cammino  ascensionale, il proprio \u201cPosto delle fragole\u201d, \u00e8 stato reso possibile,  in questo caso come non mai, dalla preziosa proposta metodologica dell\u2019Antropoanalisi  di L.Binswanger, che mi ha costantemente  \u201cilluminato\u201d nel comprendere, sostenere, difendere, con vibrante  partecipazione, le sorti di questa particolarissima interlocutrice.<\/p>\n\n\n\n<p> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Le pagine che seguono contengono la sintesi del primo incontro da  me avuto con Laura, dal quale scatur\u00ec l\u2019impostazione metodologica, che  non solo guid\u00f2, poi, tutti i nostri successivi colloqui, ma che trov\u00f2  subito&nbsp; piena ed entusiastica adesione anche da parte dell\u2019interessata,  avviandola al graduale superamento del suo disturbo, che fu \u201csiglato\u201d, una volta concluso il nostro percorso, da una  cartolina ch\u2019ella mi invi\u00f2 da Berlino nell\u2019Estate del 1987, con le  seguenti parole: \u201cUn saluto cordialissimo dalla Germania: come vede,  adesso mi sento libera e riesco a guardare lontano, senza paura.  Grazie di tutto \u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Il testo, dietro pieno consenso di Laura, \u00e8 stato da me utilizzato  in occasione di un Convegno di Medicina Psicosomatica, tenutosi a Roma  nel Settembre del&nbsp; 1990.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><strong><em>LO SGUARDO CHE SVUOTA<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><em><strong>L\u2019occhio materno come minaccia esistenziale. Un caso di miopia psicogena<\/strong><\/em><\/h3>\n\n\n\n<p>   <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>  Che io non sia un inquieto fantasma<br>  Che segua ossessivo l\u2019andare dei tuoi  passi.<br>  Al di l\u00e0 del punto in cui mi hai  lasciata,<br>  ferma in piedi sull\u2019erba appena  spuntata,<br> tu devi essere libera di prendere un  sentiero<br> la cui fine io non senta il bisogno di  conoscere<br> n\u00e9 la febbre affliggente di essere  sicura<br> che sei andata dove io volevo andassi.<br>  Quelli che lo fanno cingono il futuro<br>  fra due muri di ben disposte pietre,<br> ma segnano un cammino spettrale,<br> un arido cammino per ossa polverose.<br>  Dunque tu puoi andare senza rammarico<br> Lontano da questo paese familiare,<br> lasciando un tuo bacio sui miei  capelli<br> e tutto il futuro nelle tue mani.<br> <br><\/em> <em>Margaret Mead, alla figlia Cathy.<\/em><br> da: M.MEAD, <span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019inverno delle more<\/span>,<br> Milano, Mondadori, 1977<\/p>\n\n\n\n<p>Conosco Laura in un limpido giorno di primavera. Figura esile,  dall\u2019aspetto fragile, ma aggraziato, viene nel mio studio una mattina,  in un abbigliamento scialbo, anonimo, ancora pesante rispetto alla  mitezza del clima, e dai colori in contraddizione con la trasparenza del  verde degli alberi che intravedo dalla finestra : soprabito grigio,  stretto in vita da una cintura, alti stivaletti di cuoio, vestito  anch\u2019esso grigio, accollato, dal taglio semplicissimo, il viso minuto,  ma grazioso, seminascosto da grandi occhiali con spesse lenti scure,  graduate, un foulard insignificante che avvolge la piccola testa,  coprendo una liscia capigliatura bionda, modellata a paggio.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Di primo acchito mi sembra una persona che non sappia o non osi ancora  scrollarsi l\u2019inverno di dosso, oppure che abbia bisogno di coprirsi per  difendersi dall\u2019eventuale gelo degli sguardi altrui e passare  inosservata, senza lasciare traccia.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Quando ci presentiamo, mi porge una mano guantata, esitante e  sfuggente;&nbsp; poi, al mio invito, si raccoglie sulla poltrona,  stringendosi ancor pi\u00f9 nel soprabito, quasi per proteggersi, e comincia  a parlare con voce inizialmente molto bassa ed imbarazzata, prima  ringraziandomi per averle fissato l\u2019appuntamento, poi esprimendo dubbi e  speranze circa l\u2019utilit\u00e0 dei nostri futuri incontri, cui ha deciso di  ricorrere dietro suggerimento di un\u2019amica che mi conosce, quindi,  scusandosi anticipatamente se mi far\u00e0 \u201cperdere tempo\u201d, dato che forse, in fondo, i suoi potrebbero risultare problemi banali, di poco conto,  semplici fisime di una mente distorta, da curarsi solo con qualche  tranquillante, oppure prodotti di una personalit\u00e0 irrimediabilmente  immatura, <strong>che non ha mai saputo vedere con chiarezza la vita<\/strong> e  che ha sempre voluto<strong> guardare troppo lontano<\/strong>, disprezzando le  sicurezze <strong>pi\u00f9 vicine<\/strong>, per correre chiss\u00e0 dove, <strong>come le ha  sempre detto sua madre<\/strong> &#8230;: e qui, prima che io possa impostare un  qualunque commento alle sue parole, la sua voce si fa gradatamente  animata, intensa, singhiozzante, sfumando poi in un pianto silenzioso,  leggero e discreto, ma deciso.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   In questo passaggio, Laura <strong>si toglie gli occhiali<\/strong>, ed io, per la  prima volta, scopro l\u2019azzurro profondo dei suoi occhi, forse in grado di  riflettere effettivamente orizzonti lontani, ma intanto contratti e  prigionieri di una miopia molto accentuata.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Non so ancora che cosa Laura voglia comunicarmi di preciso: sento  subito, tuttavia, che il suo pianto e la caduta della barriera degli  occhiali costituiscono forse il primo passo verso la presentazione che  si accinge a farmi di se stessa: per cui decido di rimanere in attesa,  silenzioso, lasciando che nel frattempo <strong>lei pianga anche dentro di  me<\/strong>,<strong> <\/strong>evocando effetti eco e sensazioni pi\u00f9 determinate.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Ed ecco, infatti, che quel pianto, sciogliendosi  dall\u2019iniziale magma emotivo che lo ha generato, comincia a svelare  gradatamente messaggi pi\u00f9 ricchi di significato. Innanzitutto, non mi  appare come un pianto di disperante disfatta, n\u00e9 di convulso isterismo,  e neppure di richiesta di dipendenza : nel suo piangere composto e  discreto, ma determinato, Laura mi trasmette invece una paradossale  sensazione di forza, ma come <strong>pietrificata<\/strong>, come se le sue energie  le fossero totalmente disponibili, ma, ancora incapaci di trasformarsi  in spinte costruttive, si esprimessero con il linguaggio del pianto, ed  il pianto divenisse, in tal modo, per lei, l\u2019unico modo di uscire  dall\u2019anonimato, l\u2019unico spazio di individuazione in cui \u00e8 costretta a  declinare se stessa, usando le sue lacrime come uniche lenti con le  quali i suoi occhi miopi vedono il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Quale oscuro peccato ha commesso Laura per subire  questa condanna?<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Spentasi l\u2019ondata dell\u2019emozione, mi guarda forse  per la prima volta, abbozzando un timido sorriso e, chiedendomi scusa  per il suo \u201cstupido\u201d sfogo, prende ad informarmi di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Ha 29 anni. E\u2019 nubile, o meglio, fino ad oggi priva  di stabili legami affettivi. Da due anni insegna lingua straniera in una  scuola cittadina, dopo avere \u201cmiracolosamente\u201d vinto un concorso a  cattedre. Da circa un anno vive, o meglio, <strong>vorrebbe vivere sola<\/strong>  in un appartamento di periferia, che si \u00e8 potuta concedere in affitto  solo quando la sua situazione professionale si \u00e8 assestata stabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Fino allo scorso anno risiedeva ancora nel suo  piccolo paese d\u2019origine, distante circa 40 Km. dalla citt\u00e0, abitando  nella casa dei genitori, dove \u00e8 nata e cresciuta, assieme alla madre,  alla sorella maggiore, al cognato ed ai due nipotini \u2013 il padre mor\u00ec  quando lei aveva appena tre anni \u2013: casa, paese e persone sempre tanto  amati e tanto odiati ad un tempo; luoghi e volti in grado di  trasmettere ovattate sicurezze, quanto infliggere subdole e sotterranee  prigionie &#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  I problemi che l\u2019hanno indotta a recarsi da me  hanno cominciato a tormentarla saltuariamente fin dall\u2019adolescenza, ma  si sono accentuati, divenendo costanti e terribilmente insostenibili,  dopo il suo trasferimento in citt\u00e0: una m\u00e9ta da lei tanto sospirata,  sognata e desiderata, che, una volta raggiunta, tuttavia, non riesce a  far propria, con sua grande disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La sua vita, infatti, \u00e8 ormai interamente dominata  da una crescente paura: teme di diventare progressivamente cieca, a  causa dell\u2019accentuarsi sempre pi\u00f9 drammatico della sua miopia, che in  questi ultimi mesi ha progredito in modo cos\u00ec preoccupante, da  obbligarla a rinunciare all\u2019uso dell\u2019automobile o della bicicletta, che  \u00e8 sempre stata una sua costante passione.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Una miopia strana, misteriosa, che le si \u00e8  manifestata quando aveva circa 15 anni e della quale nessuno dei  numerosi oculisti, da lei consultati in un continuo pellegrinaggio, ha  mai saputo diagnosticare una causa plausibile, dato che il suo apparato  visivo, ad ogni specifica indagine clinica, \u00e8 stato sempre trovato  integro, mentre esiti altrettanto negativi hanno fornito tutti gli esami  elettroencefalografici e le TAC cui \u00e8 stata frequentemente sottoposta.  Una miopia, comunque, che la sta ormai privando totalmente di autonomia  e di fiducia in se stessa, che la fa svegliare ogni mattina con  l\u2019angoscia di non rivedere il nuovo giorno, che le incute un timore  crescente di uscire e che le rende sempre pi\u00f9 faticoso il rapporto con  gli altri e con l\u2019insegnamento, che pure ama e pratica con grande  entusiasmo; una limitazione gravissima, tanto pi\u00f9 fonte di disperazione  quanto pi\u00f9 priva di cause tangibili, che, fra l\u2019altro, l\u2019ha obbligata,  per il disbrigo delle pi\u00f9 banali faccende casalinghe, a chiedere sempre  pi\u00f9 frequentemente aiuto alla madre: proprio alla persona con la quale,  pur esistendo un profondo legame affettivo, ormai da anni vive tuttavia  un rapporto difficile, tormentato, tempestoso, che la colpevolizza  continuamente. La madre, infatti, costituisce, assieme alla miopia,  l\u2019altro importantissimo polo dei suoi problemi e delle sue angosce.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura mi descrive la madre come una donna  affettuosa, disponibile, lavoratrice, ma, nel contempo, energica,  austera e rigidamente moralista. Rimasta vedova assai precocemente, con  due bambine ancora piccole, ella non si \u00e8 mai voluta risposare ed ha  sempre riversato tutte le sue energie sull\u2019educazione delle figlie e  sulla ricerca di una decorosa stabilit\u00e0 economica e sociale,  amministrando con attenta e meticolosa parsimonia i magri proventi  provenienti dal suo piccolo impiego comunale e dall\u2019affitto di una  casetta di paese, di eredit\u00e0 familiare. Operosit\u00e0 lodevolmente  esemplare, sostenuta sempre, per\u00f2, da una cupa filosofia della vita,  improntata al senso del dovere e del sacrificio, che nulla ha mai  concesso alle novit\u00e0 ed alle trasformazioni e che si \u00e8 espressa, anzi,  con un vero e proprio fanatico culto delle piccole cose <strong>a portata di  mano, che si possono vedere e toccare<\/strong>, che danno sicurezza immediata (casa, lavoro, famiglia), a differenza di tutto ci\u00f2 che obbliga <strong>a  guardare troppo lontano e che fa perdere il senso della realt\u00e0<\/strong>, \u201cin cui Dio ci ha confinati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Questo rigorismo sacrificale, proposto quotidianamente alle figlie, ha sempre pesato come un\u2019oscura minaccia  sulla coscienza di Laura (che ricorda la sua fanciullezza come caratterizzata da precoci desideri di libert\u00e0 e di indipendenza, sfogati  con lunghe passeggiate in bicicletta) ed \u00e8 divenuto ben presto fonte di  accesi conflitti e di laceranti ricatti, quando, ultimata la scuola  dell\u2019obbligo con ottimi risultati, Laura, dietro suggerimento dei suoi  stessi professori, che intravedevano in lei ottime attitudini  letterarie, espresse il desiderio di proseguire gli studi al Liceo e, poi, eventualmente, all\u2019Universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La madre dapprima la sconsigli\u00f2, adducendo  motivazioni di ordine pratico-economico, poi prese ad accusarla <strong>di  essere una visionaria e di non vedere con sufficiente chiarezza la realt\u00e0<\/strong>. Non sarebbe stato meglio, anzich\u00e9 andare in citt\u00e0 e  sottoporsi a spese e sacrifici quotidiani non indifferenti, fare come la  sorella maggiore, che, finita la scuola media, era stata assunta in una  piccola azienda locale, si era fidanzata, presto si sarebbe sposata ed  aveva ormai, dinanzi a s\u00e9, un tranquillo futuro? Laura, invece,  lontano dal paese, <strong>non sarebbe stata sicuramente in grado di  organizzarsi<\/strong>, e chiss\u00e0 quali \u201camicizie pericolose\u201d avrebbe potuto  contrarre, lei, piccola provinciale, <strong>che non aveva mai guardato oltre  l\u2019orizzonte del paese<\/strong>. <strong>Era meglio che Laura seguisse i consigli  della madre, che aveva sempre visto giusto nella vita<\/strong> e sempre si  era preoccupata del bene delle figlie.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Una nuova vibrazione di pianto si insinua nella  voce di Laura alla rievocazione di questi antichi conflitti e,  soprattutto, al ricordo <strong>delle taglienti occhiate di condanna<\/strong> che  la madre le indirizzava quando lei cercava di insistere per strapparle  il consenso. Erano <strong>sguardi che avevano il potere di svuotarla e di  pietrificarla<\/strong> in angoscianti sensi di colpa, di incuterle  allucinanti sensazioni di peccato, specie quando la madre le diceva di <strong>vederla destinata ad una cattiva strada<\/strong> se fosse andata in citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Alla fine, tuttavia, l\u2019aveva spuntata: ma solo per  l\u2019inaspettato aiuto della sorella e del futuro cognato, che, dinanzi ai  suoi ottimi risultati scolastici, avevano promesso un valido contributo  a sostegno dei suoi studi. In tal modo Laura aveva potuto finalmente  iscriversi ad un Liceo cittadino ed iniziare il suo lento cammino verso  l\u2019orizzonte dell\u2019Universit\u00e0 e di una Laurea.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ma la gioia di questa conquista e l\u2019eccitante  euforia del contatto con la vita cittadina \u2013 anche se ci\u00f2 comportava  faticose \u201c levatacce\u201d e rientri a casa nel primo pomeriggio \u2013 avevano  avuto breve durata. Ben presto, un\u2019ossessiva ansia di riuscire il meglio  possibile negli studi si era impadronita di lei, corrodendo lentamente  la sua serenit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Era come se sentisse <strong>incombere continuamente su  di s\u00e8 lo sguardo critico e minaccioso della madre<\/strong>, la quale, pur  adattandosi al nuovo corso delle cose, aveva preso ad alternare nei suoi  confronti momenti di attenzione e di affettuosa disponibilit\u00e0, con  manifestazioni di ansiosa preoccupazione per i sacrifici ed i rischi che  la scelta compiuta da Laura aveva comportato per la famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura, cos\u00ec, aveva cominciato a sentirsi <strong>strana  e diversa<\/strong>, in certi momenti persino <strong>ladra <\/strong>e dentro di lei si  era insinuato il bisogno prepotente di <strong>ripagare<\/strong> la famiglia,  portando a casa brillanti risultati scolastici e cercando, per il resto, <strong>di essere ubbidiente e remissiva con la madre<\/strong>, seguendo tutti i  suoi consigli e suggerimenti, dal modo di vestirsi al comportamento da  tenere con gli altri e, soprattutto, con i ragazzi, con i quali, secondo  il giudizio materno, era meglio non distrarsi finch\u00e8 non avesse finito  di studiare.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Questa linea di condotta si era gradatamente  introdotta dentro di lei, divenendo una specie di costante imperativo  categorico, e l\u2019aveva portata ben presto <strong>ad assumere un atteggiamento  austero, riservato e rigido come quello della madre<\/strong>, precocemente  adulto, ma anche inevitabilmente timido ed insicuro sul piano sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Le sue buone attitudini per lo studio avevano  cominciato a dare ottimi risultati, collocandola entro breve tempo fra  gli studenti migliori, ma il ruolo di ragazza brava e giudiziosa che  tutto ci\u00f2 comportava, ed il bisogno di non venire mai meno a questa  immagine di s\u00e9, avevano iniziato a pesare continuamente sulla sua  personalit\u00e0, obbligandola a studiare sempre e a rinunciare a qualsiasi  svago, ed in particolare alla compagnia dei coetanei, specie dei  compagni di classe, che spesso la invitavano a partecipare a feste o  ritrovi, chiamandola \u201csecchiona\u201d quando lei, sistematicamente, rifiutava  adducendo generici motivi di studio o di famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  E\u2019 in questo periodo che cominciano a manifestarsi  i primi disturbi visivi di Laura. Dapprima una lieve miopia, che la  obbliga a mettersi per la prima volta gli occhiali; poi strani, ma  periodici fenomeni di improvvisi appannamenti di vista, accompagnati da  violente cefalee, che nessun oculista, come si \u00e8 detto, riesce a  diagnosticare, anche dietro le pi\u00f9 accurate e sofisticate indagini  cliniche.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Dopo ogni attacco, quasi puntualmente, la miopia di  Laura risulta ulteriormente accresciuta, causandole una progressiva  angoscia e raddoppiando le sue apprensioni per lo studio, anche per le  reazioni della madre, la quale, se da un lato assiste con grande affetto  la figlia, per un altro verso non esita ad attribuire tali disturbi al  suo eccessivo studio ed alla sua testardaggine nel non avere seguito i  suoi consigli.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Quando Laura conclude il Liceo, con esiti assai  soddisfacenti malgrado le saltuarie, ma spesso lunghe assenze da scuola,  cui lo stato dei suoi occhi l\u2019ha obbligata, si riattiva una seconda  fatale fase di conflitti con la madre, questa volta motivata dal suo  desiderio di proseguire ulteriormente gli studi a livello universitario.  Anche in questo caso le aspettative materne non si rivelano in sintonia  con i desideri di Laura.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La madre le consiglia <strong>di guardare con maggiore  attenzione la realt\u00e0, di pensare alla debolezza dei suoi occhi<\/strong> e di  cercarsi un impiego \u201csicuro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura, invece, malgrado tutti i suoi disturbi  visivi, si iscrive alla Facolt\u00e0 di Lingue, questa volta facilitata da  una borsa di studio ministeriale, che premia in modo tangibile i suoi  buoni risultati scolastici.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ne nasce immediatamente un periodo difficile e  tormentato, che Laura mi rievoca con una nuova, intensa nota di pianto  nella voce, soprattutto perch\u00e9 in questa occasione il conflitto assume  toni particolarmente apocalittici, per il fatto nuovo che Laura, ormai  maggiorenne, per la prima volta \u00e8 presa da improvvise esplosioni di  ribellione nei confronti della madre, litigando con lei ed accusandola  di volerle impedire di seguire la propria strada e di tenerla  prigioniera in un ambiente meschino e soffocante.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  A tali sfoghi la madre risponde con le lacrime e con l\u2019ira, rievocando tempestosamente alla figlia tutti i sacrifici  sostenuti per lei, accusandola di ingratitudine e profetizzandole che <strong> con quegli occhi non riuscir\u00e0 mai ad organizzare in modo decente la  propria vita e dovr\u00e0 sempre ricorrere all\u2019aiuto della famiglia e di  quell\u2019ambiente che ora osa disprezzare, ma da cui dipende tutta la sua  sicurezza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura esce pesantemente colpevolizzata da questi  scontri, anche perch\u00e9 in questo periodo la sua vista peggiora  ulteriormente; ma questa volta decide di assumersi interamente la  responsabilit\u00e0 delle proprie decisioni e dentro di lei, anzi, comincia a  farsi strada l\u2019idea di allontanarsi da casa, di abbandonare il paese, di  rendersi, malgrado tutto, autonoma il pi\u00f9 presto possibile, anche se,  ancora, questo passo dovr\u00e0 essere rinviato al termine dei suoi studi  universitari.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Nel frattempo, comunque, cerca di pesare il meno  possibile sul bilancio familiare, di non chiedere pi\u00f9 \u201csacrifici\u201d, e, mentre segue i corsi universitari, inizia a dare lezioni private di  lingua straniera ai ragazzi del suo paese, mettendo cos\u00ec insieme qualche  guadagno.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La vita universitaria fa da cornice anche alle sue  prime esperienze affettive e sessuali: si tratta, per\u00f2, di vicende tutt\u2019altro che serene, come \u00e8 fatale immaginarsi. Insicurezze, sensi di  colpa, <strong>enorme difficolt\u00e0 ad essere padrona del proprio corpo e delle  proprie emozioni<\/strong>, mancanza totale di spontaneit\u00e0, timore costante di  essere rifiutata ed abbandonata a causa del proprio aspetto che essa  ritiene non gradevole per le spesse lenti che \u00e8 obbligata a portare,  aprono una nuova stagione di tormenti e di conflitti che Laura paga  subito come <strong>duro prezzo al suo primo svelarsi come donna alla vita<\/strong>. I suoi rapporti affettivi iniziano e fanno naufragio quasi  sistematicamente, entro breve tempo; e lei non sa capire se ci\u00f2 avvenga  per causa sua o se per avere sempre incontrato il tipo d\u2019uomo sbagliato,  che non sa comprenderla ed accettarla.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Il peso di tali frustrazioni \u00e8 comunque tanto pi\u00f9  alto, quanto pi\u00f9 Laura si vede costretta a tenere occultato in famiglia  questo nuovo versante della sua vita, per il timore di dover  fronteggiare, anche su questo piano, ulteriori interferenze materne. La madre, infatti, intuendo talvolta qualcosa, non manca mai di sottoporre la figlia a serrati interrogatori, apparentemente motivati da una  ricerca di amichevole confidenzialit\u00e0, ma in realt\u00e0 sempre sostenuti da  un rigido moralismo, che sfocia immancabilmente in colpevolizzanti  incitamenti a stare attenta, ad essere seria, a non farsi &#8220;mettere in  mezzo&#8221; e a confidarsi sempre con la madre, <strong>che conosce e sa vedere  con chiarezza la vita assai meglio di lei.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Il bilancio che, a questo punto, Laura comincia a  tracciare su se stessa e sulla propria esistenza, diviene sempre meno  allettante ed una sensazione crescente di fallimento totale inizia a  radicarsi in lei, facendole vivere, in aggiunta ai suoi disturbi visivi,  anche frequenti stati di cupa depressione, caratterizzati soprattutto da <strong>un angoscioso senso di solitudine e di mancanza di identit\u00e0<\/strong>,  quasi al limite della dissociazione.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ci\u00f2 che tuttavia continua ancora a sostenere Laura  in un solido rapporto con la realt\u00e0 \u00e8 la sua passione per lo studio; quella passione per la quale ha sempre combattuto in maniera pervicace,  superando ogni ostacolo fisico e psicologico. <\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Lo studio, cos\u00ec, la salva da una completa disfatta  e diviene l\u2019unica efficace terapia, che le permette di reagire agli  scacchi esistenziali cui la sua personalit\u00e0 \u00e8 esposta.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ed \u00e8 proprio dal suo studio che Laura, giunta  quasi a conclusione dell\u2019Universit\u00e0, ottiene la prima grande occasione  di distacco dalla famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La buona competenza ormai raggiunta nelle lingue  straniere le permette di conseguire una borsa di studio per una  prestigiosa Universit\u00e0 tedesca, dove potr\u00e0, fra l\u2019altro, preparare anche  la sua tesi di laurea.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Questo evento rappresenta un\u2019autentica svolta per  la sua vita, anche se apre una terza, pi\u00f9 disperata fase di scontri con  la madre, la quale, questa volta, giunge persino a sentirsi male  fisicamente quando viene a conoscenza delle intenzioni della figlia di  recarsi all\u2019estero: fatto, questo, che essa giudica come una folle, <strong> cieca<\/strong> ed insensata avventura, della quale non vede alcuna necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura sente riproporsi, ancora una volta, per  bocca materna, tutto il tormento dei suoi disturbi visivi e delle sue  presunte incapacit\u00e0 di autogestirsi e muoversi nella vita; subisce  l\u2019ormai nota azione demolitrice delle insinuazioni materne circa la sua  ingratitudine verso la famiglia, che ormai dovr\u00e0 considerarla come una  figlia \u201cperduta\u201d, data la sua tendenza <strong>a guardare sempre lontano,  senza mai curarsi della propria sistemazione e del proprio futuro pi\u00f9  vicino<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Tuttavia, dopo essere stata pi\u00f9 volte sul punto di  rinunciare, alla fine Laura decide di partire e, per la prima volta \u201cdi  andarsene veramente lontano, accada quel che accada !\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura rimane circa un anno in Germania. Ansie e  trepidazioni di ogni genere caratterizzano l\u2019inizio del suo soggiorno  all\u2019estero; poco per volta, per\u00f2, le sue angosce, rese ancora pi\u00f9 acute  dai primi allucinanti scambi telefonici con la madre, si attenuano come  per incanto, per lasciare spazio ad un nuovo, inusitato senso di  sicurezza e di serenit\u00e0, da cui Laura si sente pervadere per la prima  volta, dopo tanti anni di tensione.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Quasi con meraviglia ella scopre di essere in grado  di inserirsi agevolmente&nbsp; fra le persone e di poter vivere pi\u00f9  tranquille relazioni sociali in un ambiente a lei totalmente  sconosciuto. Segue le lezioni e studia con profitto, ma riesce anche a  concedersi per la prima volta, senza sentirsene colpevole, qualche svago  e persino un po\u2019 di sport, che scopre di riuscire a praticare con  discreta abilit\u00e0 ed insospettata scioltezza motoria: il che la  riconcilia un po\u2019 con l\u2019immagine del proprio corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Riesce anche a viversi qualche saltuario flirt con  compagni di studio, senza peraltro essere assalita dai problemi che  l\u2019hanno sempre tormentata in Italia; forse tutto questo \u00e8 facilitato  dal fatto che si tratta di rapporti destinati a rimanere senza storia,  data la temporaneit\u00e0 del suo soggiorno: ci\u00f2 non toglie, tuttavia, che  anche la sua vita affettiva non risenta assai positivamente di un certo  vitale rinnovamento.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ma la nota che rimane ancora in dissonanza con  questi nuovi eventi \u00e8 sempre lo stato della sua vista.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura in questo periodo non accusa specifici  disturbi visivi, ma la sua miopia, pur senza progredire n\u00e9 fluttuare,  rimane sempre come un\u2019oscura minaccia che incombe su di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  A questo punto, comunque, le diviene sempre pi\u00f9  chiaro che solo distaccandosi dalla famiglia e dal clima angusto del  paese potr\u00e0 sperare di risolvere molti dei suoi problemi. Per questo,  quando, scaduta la borsa di studio, rientra in Italia, con un certo  rimpianto ma anche con molte nuove energie, laureandosi brillantemente,  i suoi sforzi si concentrano sulla ricerca di una sistemazione quanto  pi\u00f9 rapida possibile che le permetta uno stabile trasferimento in citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>    &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Trova inizialmente un impiego part-time presso  un\u2019agenzia turistica, che rafforza la sua autonomia economica, ma non le  concede ancora di disporre dei mezzi sufficienti per distaccarsi dalla  famiglia; nel contempo, per\u00f2, decide anche di prepararsi per un  concorso a cattedre, dove riversa tutte le proprie forze ed aspettative.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Questo momento della sua vita \u00e8 contrassegnato da  una situazione di notevole concentrazione intellettuale e di relativa  armonia, o, meglio tregua con la madre, alla quale tiene giudiziosamente  nascoste le sue pi\u00f9 recondite intenzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La madre, colpita dai cambiamenti della figlia, <strong> spera che ormai Laura sia divenuta pi\u00f9 attenta alla realt\u00e0 e si sia  finalmente decisa a seguire i consigli materni, ridimensionando  l\u2019orizzonte dei propri velleitarismi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Nel giro di un anno, Laura vince il concorso ed ottiene subito una cattedra di lingua tedesca in un Liceo cittadino. La sua felicit\u00e0, com\u2019\u00e8 immaginabile, \u00e8 grandissima. La madre, per la prima volta, si lascia andare ad espressioni di gioia e ad <strong>occhiate di  tenerezza<\/strong> nei suoi confronti; ma per Laura si tratta soprattutto di una sistemazione definitiva, che finalmente le potr\u00e0 permettere di realizzare il suo desiderio di autonomia, ormai divenuto per lei un vero e proprio sogno ad occhi aperti.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura si sente come pervasa da un\u2019euforia crescente; affronta e supera con entusiasmo e con successo tutte le  difficolt\u00e0 ed insicurezze iniziali della sua nuova attivit\u00e0 di  insegnante: ed \u00e8 con questo clima interiore che si pone alla ricerca di  un\u2019abitazione in affitto.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La sua forza di determinazione e la sua  perseveranza le sono di grande aiuto, tanto da farle trovar casa dopo  appena qualche mese, tramite una collega di scuola, con la quale, nel  frattempo, ha stretto amicizia.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Il suo morale \u00e8, a questo punto, alle stelle e la  porta a sperare, forse con molta ingenuit\u00e0, come lei stessa sottolinea  amaramente, di non trovare pi\u00f9 opposizione presso la madre : in fondo \u2013 pensa \u2013, la sua et\u00e0 ormai adulta e la raggiunta autonomia dovrebbero  rendere pi\u00f9 che naturale <strong>agli occhi materni <\/strong>il suo desiderio di  trasferirsi in citt\u00e0 &#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ma la realt\u00e0, invece, si rivela subito ben diversa  dalle previsioni.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Quando Laura, con una certa trepidazione,  manifesta le sue intenzioni e comunica di aver gi\u00e0 trovato casa, la  madre addirittura sviene, accusandola poi, per giorni e giorni, di  volere la sua morte, di volerla \u201cpugnalare\u201d alle spalle, come ha gi\u00e0  fatto pi\u00f9 volte nella vita; di essere cattiva, senza cuore ed ingrata,  proprio ora che avrebbe potuto contribuire, col suo impiego, ad aiutare  la famiglia che non le ha fatto mai mancare niente. La accusa di essere  stata sempre presuntuosa, di avere sempre egoisticamente <strong>mirato altrove e di non aver mai voluto vedere n\u00e9 capire le esigenze della  famiglia; infine, con sguardi sempre pi\u00f9 freddi ed irremovibili<\/strong>, le  impone un drammatico aut-aut, che lacera in modo disperato la  personalit\u00e0 di Laura: o rinunciare a trasferirsi in citt\u00e0, oppure  rompere definitivamente con la famiglia, senza farsi pi\u00f9 n\u00e9 rivedere n\u00e9 sentire, \u201ctanto, una figlia cos\u00ec \u00e8 meglio perderla che trovarla !\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Per mesi Laura cerca di addolcire la madre, sforzandosi di rassicurarla che il suo desiderio di trasferirsi in citt\u00e0  non debba essere interpretato come egoismo, n\u00e9 come un atto di ostilit\u00e0  verso la famiglia, ma, pi\u00f9 autenticamente, come espressione di un suo  vitale bisogno di realizzazione esistenziale: a nulla vale questa  serrata dialettica a modificare le opinioni della madre, questa volta  corroborate anche da un atteggiamento di opposizione silenziosa da parte  della sorella e del cognato, i quali, in passato, avevano sempre  mostrato di comprenderla abbastanza, appoggiandola cautamente, oppure  rimanendo almeno favorevolmente neutrali.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Infine Laura, dinanzi alla prospettiva incalzante  di perdere l\u2019occasione della casa cos\u00ec faticosamente trovata, decide di  trasferirsi comunque in citt\u00e0, seguendo anche il suggerimento della  stessa collega ed amica che l\u2019ha aiutata nella ricerca dell\u2019abitazione,  ed alla quale ha confidato nel frattempo tutte le sue ansie e conflitti,  trovando un certo conforto.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Ma il trasferimento non avviene pi\u00f9 con tutto  l\u2019entusiasmo e la convinzione di un tempo, ma, piuttosto, in un clima di  disperazione, che ormai gli interminabili conflitti familiari hanno  generato dentro di lei. Si tratta, perci\u00f2, di una conquista assai amara  e tutt\u2019altro che liberatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  In citt\u00e0, infatti, inizia quasi subito tutto il  calvario delle allucinanti sofferenze che l\u2019hanno condotta ad incontrami  ed a narrarmi fra le lacrime la sua storia, per nulla addolcita da una  specie di tacita riconciliazione con la madre, alla quale ha finito col  chiedere disperato aiuto, dietro la convinzione di essere ormai fallita  ed irrimediabilmente destinata alla cecit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  La madre ora l\u2019assiste e viene spesso a trovarla  per darle una mano: ma con ritmo ora martellante, ora insinuante, cerca  nel contempo di convincerla a tornare presso la famiglia, richiamandola  continuamente allo stato della sua vista ed alla sua crescente  difficolt\u00e0 ad autogestirsi.<\/p>\n\n\n\n<p>   &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;  Laura non sa che cosa fare e le sembra di non  riuscire pi\u00f9 <strong>a guardare con chiarezza al proprio futuro: \u00e8 ormai  troppo tardi per sperare di rivedere un po\u2019 di luce?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><em>CONSIDERAZIONI&nbsp; ANTROPOANALITICHE<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi sono, indubbiamente, i protagonisti pi\u00f9  autentici che narrano la storia personale di Laura.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Fin dall\u2019inizio, infatti, si pongono non solo come  il luogo fisico dove si concentrano le sue sofferenze e da dove,  attraverso il pianto, sgorgano le sue angosce; ma sono anche lo  specchio in cui si riflette la qualit\u00e0 del suo essere-nel-mondo, che  si rivela all\u2019interno degli stessi costrutti linguistici con i quali  Laura descrive le vicende della propria vita, facendo frequente uso di  immagini visive.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Tutta la sua storia esistenziale si sviluppa e  ruota attorno ad una serrata dialettica di sguardi: da un lato  vi sono i suoi profondi occhi azzurri, che vorrebbero dischiudersi verso  orizzonti lontani ed essere mediatori di trasformazioni creative e di  aperture al mondo ; dall\u2019altro lato lampeggiano gli occhi taglienti  della madre, che vogliono respingerla entro il recinto di pi\u00f9 anguste  realt\u00e0, raggelando e pietrificando tutte le sue energie vitali ed  impedendole di svelarsi a se stessa e alla vita. Da un lato vi \u00e8  il bisogno prepotente di Laura di vedersi e di vedere;  dall\u2019altro lato incombe lo sguardo minaccioso della madre, che pretende  continuamente di vedere al posto suo e che la vorrebbe immersa nell\u2019anonimo mondo dei si dice &nbsp;e dei si fa.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Laura inizialmente resiste a questa dialettica che  non ha possibilit\u00e0 di sintesi; osa sfidare lo sguardo materno e si  inoltra egualmente verso il mondo, facilitata e sostenuta dalle sue  buone qualit\u00e0 intellettuali. Ma, ben presto, l\u2019occhio appuntito della  madre la trapassa, entra dentro di lei, la insegue e la snida  nell\u2019intimo, colpevolizzandola: ed infine la svuota senza piet\u00e0,  rubandole la sicurezza delle proprie emozioni, del proprio corpo, e  rendendola nemica di se stessa. Cos\u00ec, da questo momento in poi, Laura  finir\u00e0 col non osare pi\u00f9 guardarsi n\u00e9 guardare: diviene miope, ed in  tal modo, con il rischio mortale della cecit\u00e0, paga duramente il prezzo  del suo tentativo di differenziare il proprio orizzonte di vita da  quello materno.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   L\u2019unico suo bene, tuttavia, \u00e8 la sua intelligenza,  che la madre non riesce mai ad intaccare. Questa rimane sempre desta ed  integra, anzi si arricchisce continuamente e le fa conseguire successi  nello studio; ma si confronta con un debole e vuoto corpo-involucro,  nel quale in-abita ormai lo sguardo gorgonico della madre.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Ed \u00e8 come se si venisse a stabilire una sorta di  compromesso infernale: Laura potr\u00e0 permettersi di crescere ed aprirsi  verso il mondo solo con gli occhi della madre; per il resto,  dovr\u00e0 lasciarsi convincere che gli occhi del suo corpo sono  irrimediabilmente malati ed avranno sempre bisogno di affidarsi agli  occhi della madre per poter vedere la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Per questa dicotomia, che pone abissali distanze  fra il suo corpo, dominato dalla madre, e la sua mente, aperta verso il  mondo, Laura non riesce mai a diventare completa.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Non vi riesce neppure quando comincer\u00e0 ad avvertire  l\u2019esigenza di porre maggiore distanza geografica fra s\u00e9 e la madre,  poich\u00e9 non potr\u00e0 mai separarsi da ci\u00f2 che porta dentro di s\u00e9, dovunque. <\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Infatti, Laura si allontana, ma rimane sempre  convinta che gli occhi del suo corpo siano malati e non riescano a vedere; quindi, si rivolge alla madre perch\u00e9 sia lei a vedere al suo  posto, e, paradossalmente, in un fatale giro vizioso, si trova a  chiedere aiuto proprio a quegli occhi che hanno abbacinato i suoi,  avvizzendo il suo corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Soltanto quando Laura riuscir\u00e0 a svelare questo  cerchio fatale della sua esistenza \u2013 questa volta con l\u2019aiuto degli  occhi dell\u2019analista \u2013, potr\u00e0 gradatamente iniziare a liberarsi  della presenza devastatrice dello sguardo materno e riabituare i suoi  occhi alla luce di se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;   Soltanto allora potr\u00e0 risposarsi con il proprio  corpo e rientrare nel mondo, nella piena totalit\u00e0 del proprio esserci.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><em>Firenze, Maggio 1989<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Luigi ADAMO<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GLI\u00a0 OCCHI\u00a0 DI LAURA Storia di una miopia Incontrai Laura nella Primavera del 1985: era quasi sull\u2019orlo della cecit\u00e0; una strana cecit\u00e0, senza una causa specifica clinicamente accertabile. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ricorse&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":148,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":{"0":"post-57","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-principale"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=57"}],"version-history":[{"count":28,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":240,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57\/revisions\/240"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/148"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=57"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=57"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=57"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}