{"id":471,"date":"2020-05-19T16:04:51","date_gmt":"2020-05-19T16:04:51","guid":{"rendered":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=471"},"modified":"2020-08-29T15:14:32","modified_gmt":"2020-08-29T15:14:32","slug":"bisogno-di-cometa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=471","title":{"rendered":"Bisogno di Cometa"},"content":{"rendered":"\n<p>A tutti coloro che con sofferenza camminano nella vita in cerca di patria, di sicurezza, di pace e d\u2019amore, per unire, non per dividere, per costruire, non per distruggere.<\/p>\n\n\n\n<p>    <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Sempre mi stupisco, amico mio,<br>quando precipitosamente<br>ti sposti sull\u2019altro lato della strada<br>vedendomi arrivare<br>col fardello delle mie povere cose.<br>Eppure dovrei sapere che<br>queste crudeli geometrie<br>di traiettorie taglienti,<br>che separano il bianco dal nero,<br>il chiaro dallo scuro<br>come il Bene dal Male,<br>sono un rito assai antico.<br>Gi\u00e0 duemila anni fa<br>lo praticarono un sacerdote<br>e un levita, ministri del vostro Dio,<br>incontrando un moribondo<br>sul loro cammino.<br>Anche essi si spostarono<br>sull\u2019altro lato della strada<br>pensando che fosse il lato giusto,<br>o forse quello pi\u00f9 comodo,<br>oppure quello pi\u00f9 spietatamente logico<br>per rimanere puliti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Io non so giudicare,<br>so soltanto guardare in silenzio.<br>I miei occhi ormai<br>sono troppo impregnati<br>di memorie di ferro e di fango,<br>di acque vermiglie per il sangue innocente,<br>di orge d\u2019uomini che si detestano<br>e si dilaniano latrando l\u2019un l\u2019altro.<br>Sono occhi stanchi<br>d\u2019essere prigionieri<br>della beffarda<br>rotondit\u00e0 del Tempo<br>dove tutto puntualmente si ripete<br>e dove un uomo sempre continuer\u00e0<br>ad invitare il proprio fratello<br>ai campi della barbarie e dello sterminio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Forse capisco perch\u00e9 mi sfuggi, amico mio.<br>Io sono l\u2019Esule inaspettato,<br>lo Straniero scomodo,<br>la ferita dell\u2019Infinito che si definisce<br>rimanendo imprigionato nella morsa del Limite,<br>sono la spina dolorosa che ti punge<br>nel tormento di notti senza fine,<br>quando s\u2019annienta la tua brama d\u2019onnipotenza<br>e ti trovi fragile, sperduto, senza scampo.<br>Sono la persecuzione della tua Ombra,<br>quando viene inesorabile a ricordarti<br>che gi\u00e0 il nascere \u00e8 l\u2019inizio di un Esilio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Io conosco bene il linguaggio dell\u2019Esilio :<br>sono nato nel Deserto, amico mio.<br>Ho il Deserto nell\u2019anima.<br>La mia bocca sa di sabbia,<br>la mia pelle \u00e8 levigata<br>dalla polvere delle tempeste.<br>Forse il Deserto stesso<br>mi ha partorito,<br>nella disperazione di silenzi senza fine,<br>nello smarrimento di spazi smisurati,<br>nell\u2019impotente dolore<br>di una madre che non sapeva<br>come sfamare il pianto dei figli<br>bruciati da un sole impietoso e accecante.<br>L\u00e0 dove un sorso d\u2019acqua fangosa<br>\u00e8 un dono inestimabile<br>e dove anche una rara lucertola<br>\u00e8 un banchetto sontuoso,<br>ho visto spegnersi vite a me vicine,<br>divenute inutili larve senza nome.<br>Sapessi quante<br>volte ho lacerato<br>gli spazi silenziosi della desolazione,<br>col mio grido di dolore,<br>cercando di estorcere un significato<br>da quella insensata pena di vivere,<br>mentre, implacabile, mi rispondeva<br>solo il rovente soffio<br>del vento del deserto<br>che tutto cancella nell\u2019oblio<br>dei suoi vortici senza fine.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Ma forse tu, amico mio,<br>tu che sospettoso continui a guardarmi<br>dall\u2019altro lato della strada,<br>tu, forse, ora ti chiedi<br>per quali vie io sia giunto fin qui,<br>a disturbare i tuoi passi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Ti narrer\u00f2 di un viaggio.<br>Non so ancora se per una fine<br>o se per un nuovo principio.<br>Ricordo che ci fu una notte,<br>in cui la fame e la sete,<br>dopo un giorno crudele<br>di spietata tortura,<br>fecero del mio povero corpo<br>stremato e ansimante<br>un\u2019arida pietra di dolore<br>dimenticata sulla vetta di una duna.<br>La perfidia del Deserto<br>aveva iniziato a sfiorarmi<br>con le sue insidiose<br>carezze di sabbia<br>per condurmi lentamente<br>nella tomba fatale degli avi,<br>quando i miei occhi<br>in un ultimo guizzo di vita<br>si spalancarono come finestre<br>avide d\u2019Infinito<br>ed io rimasi inondato<br>dall\u2019immensit\u00e0 del cielo stellato,<br>mentre la mia anima<br>sentiva, repentino e imperioso<br>il richiamo lontano<br>d\u2019una nuova, possibile patria.<br>Non era il cielo sbiadito e umiliato<br>dalle luci arroganti<br>delle vostre citt\u00e0,<br>ma il cielo superbo, smisurato, infinito,<br>solcato da bagliori d\u2019Eterno,<br>forse sfiorato in tempi immemorabili<br>dalla carezza amorevole<br>di un Dio generoso<br>che aveva lasciato l\u2019impronta<br>della sua luce divina<br>negli astri della notte.<br>Prima non avevo mai avuto<br>bisogno di cielo.<br>La notte mi attraeva soltanto<br>come una pausa di frescura,<br>un alito di sollievo troppo breve<br>per lenire il tormento<br>del giorno infuocato<br>dalla fiamma continua del sole.<br>Ma in quella notte d\u2019incanto<br>la mia anima affranta<br>fu come rapita dalle stelle<br>che con le loro invitanti geometrie<br>tracciavano mappe di universi lontani<br>e stillavano gocce di speranza,<br>rendendo stranamente minuscolo<br>l\u2019arido deserto della mia vita.<br>E fu in particolare una stella,<br>la prima ad annunciare la notte<br>e l\u2019ultima a spegnersi all\u2019alba<br>ad esercitare uno strano richiamo<br>che mi fece prorompere infine<br>in un pianto dirotto e struggente.<br>Mi misi in lento, faticoso cammino<br>e fu quello l\u2019inizio di un viaggio,<br>guidato da un sidereo mistero.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Ero povero e il mio fu subito<br>il terribile viaggio di un povero.<br>Partii da solo, in silenzio,<br>con la mia stella negli occhi e nel cuore.<br>Ben presto incontrai altri poveri,<br>fratelli come me silenziosi,<br>tutti in cammino<br>sullo stesso lato della strada,<br>forse anch\u2019essi seguendo una stella.<br>Una lunga carovana di poveri,<br>crudelmente esclusi<br>dalla dignit\u00e0 dell\u2019esistere.<br>Uomini, donne, bambini, vecchi,<br>ombre anonime, inermi,<br>senza identit\u00e0, senza patria,<br>fummo esposti a subire ben presto<br>l\u2019eterna implacabile legge<br>di chi da sempre ha piegato il pi\u00f9 debole.<br>Uomini torvi, dagli ignobili volti<br>di barbari senza alcuna piet\u00e0,<br>con l\u2019inganno di false promesse<br>ci fecero schiavi dei loro voleri.<br>Udii urla di donne violate,<br>pianti di bimbi strappati alle madri,<br>vidi vecchi insultati e percossi,<br>vidi esseri umani venduti<br>a orride bestie innominabili,<br>subii l\u2019umiliazione della frusta<br>e della fredda e tagliente catena<br>lungo interminabili percorsi di dolore.<br>Attraversai rovine di citt\u00e0<br>sgretolate dall\u2019odio primordiale<br>del fanatismo assassino<br>che non conosce l\u2019Amore.<br>Condivisi il pianto dei perdenti<br>che il freddo artiglio della guerra<br>strappava dai propri beni e dai propri cari.<br>Solo il cielo della notte<br>con la mia instancabile stella<br>mi insegnava a sperare<br>in un ordine possibile e giusto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Ed infine ecco l\u2019enigma del mare!<br>Immenso, sconosciuto, cupo<br>nella sua invernale inquietudine.<br>Il mare, con le sue onde instancabili<br>che cercano sempre se stesse<br>scavalcandosi senza mai ritrovarsi.<br>Il mare con la sua superficie<br>di liquide dune amare<br>che ondeggiano, mormorano<br>e parlano e gridano invano<br>ombre di parole che svaniscono<br>nel lamento assiduo dei gabbiani.<br>Il mare che nei silenzi abissali<br>della sua inviolabile anima<br>nasconde segreti che mai scopriremo.<br>Quel mare, sotto il cielo di piombo<br>di un gelido inverno<br>che velava le stelle,<br>ma non nascondeva la mia guida<br>fu lo scenario dell\u2019ultimo oltraggio<br>che torment\u00f2 il mio corpo emaciato.<br>Dopo giorni angosciosi<br>di devastante tortura<br>in recinti di dolore indicibile,<br>fui spinto a forza con altri fratelli,<br>fra urla bestiali e minaccia di armi,<br>dentro un barcone fragile e immondo,<br>guidato dall\u2019odio di uomini turpi,<br>che incuranti del nostro terrore<br>si inoltrarono sulle acque sinistre<br>di un mare dai denti di spuma<br>che mordeva infuriato lo scafo<br>imprimendogli salti convulsi sulle onde,<br>mentre gelidi spruzzi salati<br>schiaffeggiandoci il volto<br>ci annebbiavano gli occhi<br>accrescendo la nostra paura.<br>In quell\u2019inferno di grida, di lamenti,<br>di disperati richiami, di imprecazioni e minacce,<br>mi trovai ad assistere all\u2019orrida scena<br>della morte di alcuni compagni<br>caduti o forse spinti in quei flutti<br>insaziabili, che tutto inghiottivano,<br>anche le nostre ultime lacrime.<br>Dopo una notte straziante,<br>dilaniata da voci di morte,<br>sotto l\u2019esangue pallore<br>di una luna ammantata di lutto,<br>l\u2019alba ci trov\u00f2 abbandonati<br>dai nostri truci aguzzini,<br>come relitti senza valore,<br>alla deriva nell\u2019immensit\u00e0 palpitante<br>di un mare che faceva da eco<br>ai nostri lamenti e al disperato pulsare<br>dei nostri cuori ormai sempre pi\u00f9 deboli.<br>Pi\u00f9 volte arrivai a sentirmi perduto,<br>ghermito dall\u2019abisso senza ritorno,<br>quando al chiarore del giorno incipiente,<br>come in un lampo di nuova speranza,<br>rividi la stella del mio lungo cammino.<br>Messaggera d\u2019Infinito,<br>nel suo ultimo squillo di luce,<br>se ne stava immobile su un rosato orizzonte,<br>a indicarmi una terra promessa.<br>A quella vista il mio povero corpo<br>martoriato dagli atroci tormenti<br>di un mondo feroce e crudele,<br>rinacque d\u2019incanto alla vita.<br>Poi, un rumore di eliche amiche<br>che scendeva improvviso dal cielo<br>fu come un trionfale inno di gloria,<br>che segn\u00f2 la fine del nostro vagare.<br>Giunsero navi dall\u2019agile forma,<br>udimmo parole finalmente umane<br>e poi uomini e donne dai volti benigni<br>si presero cura di noi, ci accolsero<br>ed io dopo un tempo infinito trascorso nel Nulla,<br>potei finalmente pronunciare il mio nome.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Adesso, amico mio, dopo il lungo<br>e durissimo viaggio, colmo di insidie mortali,<br>io mi chiedo, dubbioso, se sia giusto affrontare<br>gli artigli della gelida Morte<br>perch\u00e9 la Vita un po\u2019 ci sorrida<br>e ci sfiori la sua calda carezza.<br>Questo \u00e8 il prezzo fatale<br>riservato a chi vuole rinascere?<br>Fu giusto che io, disperato,<br>dovessi pi\u00f9 volte finire<br>per potere ottenere un nuovo principio,<br>e arrivare fin qui,<br>dinanzi a te, amico mio,<br>che mi tieni a distanza<br>dall\u2019altro lato della strada?<br>Sono domande che mi fanno soffrire<br>e temere nuovamente il Deserto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Ma se prima un Mare e un Deserto<br>ci separavano in modo incolmabile,<br>adesso ci sono fra noi solo due marciapiedi<br>che fiancheggiano la medesima via,<br>dove noi siamo troppo impegnati<br>a misurare la nostra distanza<br>per notare che invece questa strada ci unisce.<br>Forse \u00e8 proprio la stella lucente<br>che mi ha fatto da guida<br>ad avermi condotto fin qui,<br>perch\u00e9 le nostre vie si incontrassero.<br>Essa non teme le umane distanze.<br>Sotto il suo sguardo sidereo<br>tutto ci\u00f2 che l\u2019uomo ha diviso<br>con freddezza geometrica<br>o con la spada feroce dell\u2019odio<br>\u00e8 soltanto illusione che passa.<br>Ci\u00f2 che invece rimane<br>\u00e8 l\u2019eterna armonia del fiore,<br>che sempre torner\u00e0 immutabile a nascere<br>nei dolorosi campi di Caino,<br>dove l\u2019uomo ha seminato<br>rovine e pianto di cadaveri.<br>Se quella medesima stella<br>oggi ha guidato anche te,<br>come ha guidato me, amico mio,<br>a incrociarci su questo percorso,<br>forse l\u2019incontro non avviene per caso.<br>Tu andavi di fretta<br>inseguendo i tuoi affari<br>le tue gioie, i dolori,<br>i piaceri, le speranze,<br>i tuoi sogni, gli amori,<br>portando con te la tua storia.<br>Io ti ho indotto a notarmi<br>a costo di intralciare i tuoi passi,<br>con la mia inaspettata presenza<br>e col peso della mia dura storia.<br>Sono stato un fastidio,<br>un fantasma importuno<br>una nuvola grigia,<br>una nota stonata.<br>Ma ci siamo guardati<br>e ora sai che io esisto,<br>come volto che si specchia nel tuo<br>cos\u00ec come il tuo si specchia nel mio.<br>Ambedue esistiamo<br>e camminiamo<br>sotto un\u2019unica stella,<br>da sempre presente<br>nel concavo cielo<br>che tutto contiene<br>e tutto fa muovere<br>in un cosmico abbraccio armonioso.<br>La stella non fa differenze,<br>e sotto il suo sguardo infinito<br>ogni filo di umile erba<br>ogni cane preso a sassate<br>come ogni essere umano,<br>anche il pi\u00f9 povero e depredato<br>e il pi\u00f9 duramente ferito<br>da una sorte spietata :<br>tutti sono, siamo sempre essenziali :<br>commensali importanti di un cosmico invito<br>perch\u00e9 figli di un unico, eterno cielo stellato,<br>solcato da comete senza tempo,<br>che guidano e sempre guideranno<br>uomini estranei e diversi fra loro<br>a scoprirsi come fratelli<br>responsabili gli uni degli altri<br>e non pi\u00f9 frettolosi viandanti<br>che camminano nell\u2019indifferenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>    <\/p>\n\n\n\n<p><em>Firenze, 24 Febbraio 2019<br>Luigi Adamo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>   <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" 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