{"id":290,"date":"2020-04-13T20:43:48","date_gmt":"2020-04-13T20:43:48","guid":{"rendered":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=290"},"modified":"2025-02-10T19:17:48","modified_gmt":"2025-02-10T19:17:48","slug":"mio-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=290","title":{"rendered":"Mio padre"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019\u00e8 una musica che per molto tempo ha riempito la mia mente ed&nbsp; accarezzato la mia anima, fin da quando, giovane studente universitario, l\u2019ascoltai per la prima volta alla fine degli anni Cinquanta &nbsp;:&nbsp; \u00e9 un concerto per chitarra e orchestra, in quattro movimenti, del musicista spagnolo Joaqu\u00ecn Rodrigo (1901-1999), intitolato <em>\u201cFantasia para un Gentilhombre\u201d<\/em>, che l\u2019Autore compose nel 1954.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Si tratta di una struggente suite di brani, che riecheggiando, in un suggestivo intreccio, motivi di danza, canzoni, romanze e temi celebrativi ispirati a compositori spagnoli vissuti fra Seicento e Settecento, si propone di rievocare i fasti e le sontuosit\u00e0 della corte di Spagna, in un\u2019epoca dove &nbsp;l\u2019antica grandezza del potente Impero di Carlo V e Filippo II era ormai al suo declino e rimanevano soltanto i ricordi sbiaditi degli ideali che un tempo avevano alimentato l\u2019orgoglio del nobile \u201cgentilhombre\u201d spagnolo : primo fra tutti l\u2019ideale cavalleresco.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>I motivi della memoria e della nostalgia per uno &nbsp;stile di vita fondato sull\u2019onore e sulla appassionata dedizione a quei valori che innalzano l\u2019umana esistenza pervadono tutto il concerto e sono soprattutto racchiusi nella raffinata trina contrappuntistica che caratterizza il dialogo fra l\u2019orchestra e la chitarra solista, mediatrice di delicate rievocazioni, nelle loro differenti ma complementari sonorit\u00e0, ricche di toccanti chiaroscuri.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quando, nel 1958, mi incontrai per la prima volta con questo concerto, al Teatro Comunale di Firenze, &nbsp;avevo ventidue anni ed ebbi la rara fortuna di ascoltarlo in una stupenda ed indimenticabile esecuzione di Andr\u00e8s Segovia, che mi lasci\u00f2 letteralmente \u201cfolgorato\u201d e mi fece sentire subito quella musica, cos\u00ec potentemente insinuante, come una parte stranamente familiare di me stesso, quasi come se vi fosse contenuto un arcano richiamo a qualcosa che mi era \u201cnoto\u201d e profondamente \u201cmio\u201d, ma, nel contempo, ancora \u201csconosciuto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ricordo ancora il particolare e sognante entusiasmo che mi pervase dopo quel \u201cmagico\u201d ascolto : mi trovai come \u201cinebriato\u201d da quella preziosa cascata di note che aveva improvvisamente riempito il mio cuore e la mia mente d\u2019armonie dolcissime e, nello stesso tempo, fiere ed appassionate, e dopo quel giorno mi sorpresi spesso a sussurrare dentro di me qualche passaggio del concerto, specialmente il secondo movimento, che ha per titolo <em>\u201cEspanoleta y Fanfare de la Caballer\u00eca de N\u00e0poles\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Esso rappresenta uno dei momenti pi\u00f9 intensi di tutta la suite, dove il dialogo fra chitarra ed orchestra si protende inizialmente verso altissime vette di nostalgico lirismo, evocatore di un&nbsp; passato come ingiallito dal tempo, per poi dar luogo repentinamente ad un &nbsp;inaspettato cambiamento di ritmo, che fra altisonanti squilli di tromba introduce la cadenza di&nbsp; &nbsp;un\u2019altera sfilata di cavalieri, i quali, come fantasmi, si animano e palpitano per brevi istanti in primo piano, come sfiorati da una lieve folata di vento, per poi dileguarsi nuovamente, austeri e solenni, nel nebbioso e mesto scenario della memoria.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Per quasi cinque anni quell\u2019incantesimo musicale risuon\u00f2 dentro di me, senza che io ne comprendessi appieno la ragione, se non attribuendone il fascino all\u2019 intenso piacere estetico che la composizione aveva suscitato nel mio intimo ; comunque, il mondo di nostalgiche fantasie cavalleresche, che quella musica riusciva ad evocare cos\u00ec mirabilmente nella mia mente di giovane sognatore, entr\u00f2 sempre pi\u00f9 a far parte della mia fervida immaginazione, divenendo&nbsp; un\u2019aspirazione ad un modello da imitare, un invito ad uno stile di vita \u201ccortese\u201d, che mi affascin\u00f2 e mi coinvolse appassionatamente, fino a diventare un mio reale modo di concepire i rapporti con la vita, &nbsp;con gli altri e specialmente col mondo femminile.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma fu soltanto nel tristissimo Gennaio del 1963, a seguito di un evento fra i pi\u00f9 drammatici della mia vita, che infine mi si svel\u00f2 improvvisamente, in un\u2019ondata di infinita commozione, il significato ben pi\u00f9 profondo che quella musica aveva rivestito per la mia anima ed il motivo per cui l\u2019avevo sentita fin dal primo ascolto cos\u00ec \u201cmia\u201d : e ci\u00f2 accadde quando una inesorabile malattia si port\u00f2 via prematuramente mio padre, ed io rimasi come pietrificato dinanzi a quella brutale separazione, che, per quanto gi\u00e0 da tempo prevista, mi colse impreparato a sostenerne&nbsp; il peso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Il fatto \u00e8 che il rapporto con mio padre fino a quel momento della mia vita non era mai stato facile, perch\u00e9 contrassegnato da laceranti ambivalenze ed inquietanti chiaroscuri che non ero ancora riuscito ad armonizzare del tutto dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Egli, infatti, era sicuramente una delle figure pi\u00f9 significative, ma anche pi\u00f9 \u201cenigmatiche\u201d della mia giovane esistenza, per la disorientante difficolt\u00e0 che avevo sempre incontrato nell\u2019 \u201cinquadrare\u201d in modo coerente e rassicurante la sua complessa personalit\u00e0 ; e, &nbsp;per di pi\u00f9, sebbene nel 1961 gli avessi dato la soddisfazione di vedermi laureato a pieni voti e con lode, ed avessi cominciato ad insegnare quasi subito, mi trovavo a non avere ancora le idee completamente chiare sul tipo di considerazione che egli potesse avere di me.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Da un lato c\u2019erano sempre stati il suo rigorismo, la sua severit\u00e0, &nbsp;la sua nervosa intolleranza nei confronti di tutto ci\u00f2 che poteva contraddire la sua volont\u00e0, il piglio tendenzialmente imperativo col quale egli si relazionava agli altri \u2013 tutti lati tipici che io facevo risalire al suo passato giovanile di ufficiale di carriera nell\u2019arma della artiglieria a cavallo durante la prima guerra mondiale, e, successivamente, di capitano di artiglieria nella seconda guerra, in Africa orientale, i quali me lo avevano fatto vivere come un personaggio autoritario, \u201cda caserma\u201d, che spesso, specie quando ero piccolo, mi aveva notevolmente intimorito, per poi, divenuto io pi\u00f9 grande, scatenare in me sordi moti di ribellione e di insofferenza, peraltro mai del tutto espressi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dall\u2019altro lato, per\u00f2, c\u2019era in lui anche una dimensione nascosta, misteriosa, remota ed impalpabile, che si esprimeva in una atmosfera aristocratica e galante, come di altri tempi, che emanava dalla sua personalit\u00e0 con sorprendente naturalezza \u2013 ricordo i suoi eleganti baciamano alle signore, quasi sull\u2019attenti, con un lieve inchino &#8211; e si coniugava con una sorta di romantica e nostalgica malinconia, tenera e protettiva, che rivelava in lui la presenza di una vibrante sensibilit\u00e0, la quale spesso mi lasciava sorpreso e senza difese, come se egli, improvvisamente, oltre che incutermi timore o rabbia, &nbsp;fosse anche in grado di \u201csedurmi\u201d e \u201cfarmi smarrire\u201d mediante il profondo fascino di un altro personaggio, non pi\u00f9 \u201cda caserma\u201d, ma \u201cda raffinato gentiluomo d\u2019altri tempi\u201d, che trapelava &nbsp;dietro la \u201c maschera\u201d del suo autoritarismo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quando si era profilata l\u2019imminenza della sua fine, io non ero ancora riuscito a conciliare dentro di me questi due volti della sua personalit\u00e0. Essi avevano per anni \u201cdanzato\u201d nella mia immaginazione con ritmi alterni e contrapposti, scatenando nella mia anima assetata di amore, di armonia e di chiarezza le pi\u00f9 contrastanti passioni e le dialettiche pi\u00f9 tortuose, che spesso, specie al termine di giornate in cui il rapporto con lui era stato particolarmente difficile, avevano reso penose e tormentate le mie notti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>In quei momenti, infatti, era come se in me vi fossero, in aspra contesa,&nbsp; due \u201cavvocati\u201d : uno, spietato, sferzante ed implacabile, che condannava senza possibilit\u00e0 di appello le granitiche \u201cdurezze\u201d di mio padre ; l\u2019altro, pi\u00f9 sensibile, pensoso e \u201cstupito\u201d dinanzi al lato meno visibile del suo carattere, che preferiva non pronunciare condanne, rimanendo in composta attesa di avere altre \u201cprove\u201d, per meglio \u201ccapire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Per tutta la mia adolescenza l\u2019 \u201cavvocato accusatore\u201d aveva nettamente spadroneggiato nella mia immaginazione, rendendomi fondamentalmente timoroso, nemico e diffidente nei confronti di mio padre , al punto da farmi considerare i lati pi\u00f9 \u201cteneri\u201d della sua personalit\u00e0 &#8211; ammesso che fossi in grado di intravederli adeguatamente &#8211; , come pure \u201cfalsit\u00e0\u201d, o, addirittura, \u201cridicole messe in scena\u201d, le quali, pi\u00f9 che rendermi pensoso, avevano il potere di innervosirmi perch\u00e9 troppo \u201cdissonanti\u201d, come elementi del tutto estranei, dall\u2019immagine che ritenevo l\u2019unica \u201creale\u201d di lui.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Solo alle soglie della mia giovinezza aveva cominciato a fare qualche timida comparsa dentro di me anche l\u2019 \u201caltro avvocato\u201d, meno impulsivo e pi\u00f9 disposto a \u201ccomprendere\u201d, a spingersi oltre l\u2019immagine un po\u2019 \u201cmanieristica\u201d del padre \u201csempre in divisa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma il conflitto rimaneva ancora aperto e ben lontano da una armoniosa e pacifica soluzione : era come se mi fosse sempre mancato un \u201cponte\u201d per congiungere definitivamente in un\u2019 unica persona i \u201cdue padri\u201d che si contendevano in modo sofferto e lacerante le mie emozioni ; e spesso era inevitabile che io mi sentissi dolorosamente colpevole di questa disarmonia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Mi sono chiesto pi\u00f9 volte, al di l\u00e0 di ogni facile spiegazione \u201cedipica\u201d, quale potesse essere stata la causa di quella aspra conflittualit\u00e0, dove si intrecciavano drammaticamente amore, odio e paura, che soprattutto da ragazzo &nbsp;avevo provato nei confronti di mio padre : oggi posso dire di conoscerne presumibilmente l\u2019origine \u201cstorica\u201d ed i risvolti emotivi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Tutta la mia prima infanzia, per buona parte coincidente con gli anni della seconda guerra mondiale, cos\u00ec complessi e movimentati per la mia famiglia (fuga dalla Sicilia, pellegrinaggio per l\u2019Italia in piena guerra, finale insediamento a Firenze nel 1945), \u00e8 trascorsa non solo senza la presenza di mio padre, ma addirittura senza che io avessi avuto, paradossalmente, &nbsp;la possibilit\u00e0 di \u201cconoscerlo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Egli era nato nel 1898, a Mazara del Vallo ; orfano di padre all\u2019et\u00e0 di 11 anni (il nonno Giacomo, funzionario di Stato nelle Dogane, era morto prematuramente) e maggiore di tre fratelli (un fratello, lo zio Giacomo e una sorella, la zia Anna), aveva dapprima studiato ragioneria ; poi, per alleviare il carico economico che la mamma (la nonna Maria) doveva sostenere per dare un\u2019istruzione anche agli altri figli, aveva deciso di entrare nell\u2019Accademia militare di Trapani, dove, superando un difficile esame, era stato ammesso al corso allievi ufficiali di cavalleria. Aveva partecipato all\u2019ultimo anno della prima guerra mondiale, dopo Caporetto, combattendo contro gli Austriaci sul Montello e distinguendosi fra i pi\u00f9 giovani ufficiali che erano stati mandati al fronte. Dopo la fine della guerra, nel 1919, &nbsp;era stato inviato di guarnigione in Libia, a Tripoli, a protezione dei civili italiani dinanzi alla minaccia di rivolte arabe. L\u00ec, frequentando i salotti della borghesia italiana residente in colonia, aveva conosciuto mia madre, appena diciannovenne, che era nata a Tripoli, figlia di un funzionario delle Poste e Telegrafi, il nonno Luigi, di origine piemontese, che si era trasferito in Tripolitania prima ancora che la Libia divenisse colonia italiana, sposandovi una giovane, la nonna Nicoletta, proveniente da una famiglia siciliana di coltivatori diretti. Il nonno, dall\u2019avvento dell\u2019Italia in poi, &nbsp;era passato a dirigere l\u2019ufficio Poste e Telegrafi di Tripoli.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dopo il matrimonio con mia madre, nel 1922, mio padre aveva lasciato l\u2019esercito, divenendo impiegato di Stato, dapprima nell\u2019ambito delle telecomunicazioni (era, infatti, un abile radiotelegrafista, ottimo conoscitore dell\u2019alfabeto Morse) ; poi, vincendo un concorso per&nbsp; funzionari di Cancelleria giudiziaria, era passato al ministero di Grazia e Giustizia, trasferendosi successivamente in Italia, per ragioni d\u2019ufficio, &nbsp;con tutta la famiglia (nel frattempo, nel 1923, a Tripoli, era nato mio fratello Giacomo).<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>In Italia egli aveva fatto carriera,&nbsp; fino al grado di Capo Cancelliere, in un susseguirsi movimentato di varie destinazioni, dapprima al Tribunale di Aversa, in Campania, poi a Napoli, quindi a Torino, poi a Novara (dove nel 1936 ero nato io) ed infine, nel 1938 (io avevo appena un anno e qualche mese), al Tribunale di Trapani : sede, quest\u2019ultima, che, data la vicinanza geografica, aveva permesso a mio padre di tornare a vivere, con tutta la famiglia, nella natia Mazara del Vallo, da dove, ogni giorno, comodamente, egli poteva recarsi a Trapani in treno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Qui io avrei potuto crescere accanto a lui senza problemi ; ma la sua natura fondamentalmente inquieta, nel 1939, quando io, nato nel Dicembre del \u201936, avevo solo due anni e qualche mese, &nbsp;lo spinse a prendere in considerazione un\u2019offerta \u201cepocale\u201d, che avrebbe avuto conseguenze decisive per tutti noi, cambiando il corso del nostro destino : si trattava di un trasferimento in Somalia, dove gli sarebbe stata affidata la Cancelleria della Pretura di Chisimaio, una cittadina non distante da Mogadiscio, sulle sponde dell\u2019Oceano Indiano, presso la foce del fiume Giuba, e dove, in sostanza, egli avrebbe svolto funzioni di alto livello direttivo, con un invidiabile trattamento economico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>A Chisimaio, cittadina vivace, attiva e ben curata dallo Stato (cos\u00ec era stata descritta a mio padre), la presenza italiana era molto consistente e, fra l\u2019altro, vi erano rappresentati tutti i livelli scolastici fino al Liceo ; per un\u2019eventuale prosecuzione degli studi, &nbsp;c\u2019era, poi, la possibilit\u00e0 di seguire a Mogadiscio corsi universitari regolarmente riconosciuti dallo Stato ; quindi non vi sarebbero stati, per noi figli, \u201crischi\u201d di interruzione della scolarit\u00e0 ; a mio padre sarebbe stata assegnata una villetta con giardino e un\u2019automobile, e tutti saremmo andati incontro ad una vita sicuramente agiata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dopo essersi consultato con mia madre, con mio fratello (gi\u00e0 sedicenne) e con altri parenti pi\u00f9 stretti, mio padre, in quello stesso anno, decise di accettare in prima istanza l\u2019offerta di lavoro, riservandosi di convalidarla definitivamente (come poi mi avrebbe narrato mia madre) dopo avere verificato di persona se sussistessero le condizioni reali per un trasferimento di tutta la famiglia in Africa Orientale. Quindi part\u00ec da solo per la Somalia, \u201cin avanscoperta\u201d, proprio in un momento che sarebbe risultato tragicamente cruciale per la storia d\u2019Europa, per l\u2019Italia e per il mondo intero.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>So che il viaggio in Africa e, soprattutto, la cittadina di Chisimaio ed il nuovo ambiente lavorativo entusiasmarono notevolmente mio padre : possiedo ancora, in preziosi album di famiglia, la documentazione fotografica che egli invi\u00f2 a Mazara, ed in particolar modo mi \u00e8 cara una fotografia che lo ritrae sorridente dinanzi alla villetta in stile coloniale assegnatagli dal Ministero, accanto ad una \u201cBalilla cabriolet\u201d, con un \u201cattendente\u201d somalo a fianco.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-resized\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"973\" height=\"647\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-390\" style=\"width:654px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto5.png 973w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto5-300x199.png 300w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto5-768x511.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 973px) 100vw, 973px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>A quel punto, ci trovammo anche noi &nbsp;in procinto di partire alla volta della Somalia, per raggiungerlo ; ma, proprio quando tutto era quasi pronto, lo scoppio della seconda guerra mondiale spinse il governo italiano a sospendere cautelativamente tutti gli spostamenti dei civili verso le colonie ; ed il provvedimento, dapprima temporaneo, fu reso definitivo quando, il 10 Giugno 1940, anche l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra a fianco della Germania contro la Francia e l\u2019Inghilterra, e l\u2019Africa Orientale, come altre aree coloniali, &nbsp;divenne quasi subito zona di operazioni militari e di scontri fra Italiani ed Inglesi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>A seguito di questi drammatici eventi, mio padre rimase \u201cconfinato\u201d in Somalia, lontano dalla famiglia ; in breve tempo, com\u2019era probabilmente consono al suo aristocratico senso dell\u2019onore e del dovere, &nbsp;decise, all\u2019et\u00e0 di quarantadue anni, di rientrare nell\u2019esercito come volontario, venendo assegnato all\u2019artiglieria col grado di capitano e per noi, ma soprattutto per me, che ero troppo piccolo per ricordare qualcosa di lui, inizi\u00f2 una lunga separazione, che sarebbe finita solo nella Primavera del 1946, quand\u2019egli ritorn\u00f2 in Italia a guerra conclusa, duramente provato da quattro anni di prigionia trascorsi in Kenya, ed io ebbi finalmente, all\u2019et\u00e0 di dieci anni, la possibilit\u00e0 di \u201cconoscerlo\u201d di persona e non pi\u00f9 soltanto nelle fotografie del passato o dai racconti aneddotici di mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma se il ricongiungimento di mio padre con la famiglia fu sicuramente un evento felice per mia madre e per mio fratello, non lo fu per me, che avvertii fin dall\u2019inizio la penosa sensazione di trovarmi dinanzi ad un \u201cestraneo\u201d che non riuscivo a \u201cri-conoscere\u201d come padre, mancandomi un passato di riferimento trascorso accanto a lui; invano, ricordo, mia madre cercava, con la consueta dolcezza, di coinvolgermi nella sua intensa gioia : ma nonostante tutto io presi fin dall\u2019inizio a considerare &nbsp;mio padre come uno \u201cspietato invasore\u201d che si era intromesso fra me e lei, spezzando quella meravigliosa armonia che, durante la sua assenza, si era creata fra noi nel corso dei lunghi anni della guerra, e fu da quel momento che inizi\u00f2 il tormentato ed intricato percorso del mio altalenante rapporto con lui.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ricordo che uno dei miei primi \u201cdrammi\u201d fu l\u2019essere escluso dal \u201clettone\u201d, dove \u201cda sempre\u201d avevo dormito con mia madre, per venire \u201crelegato\u201d a trascorrere le mie notti su una scomoda e \u201csolitaria\u201d poltrona-letto, in un\u2019altra stanza. Dentro di me cominci\u00f2 a prendere forma la netta, ma anche terribile sensazione che il ritorno di mio padre avesse posto fine irrimediabilmente ad un\u2019intera epoca della mia vita ; mi sentii solo ed abbandonato, in preda ad una sofferenza luttuosa che non avevo mai provato prima d\u2019allora, ed i miei sonni cominciarono, in modo sempre pi\u00f9 parossistico, ad essere tormentati da paurosi incubi, che spesso mi facevano svegliare atterrito nel cuor della notte, fino a che tutte le mie angosce si raccolsero una sera in un sogno, breve ma tremendo, che \u00e8 rimasto nitidamente ed indelebilmente insediato nella mia memoria come se fosse recentissimo (ed invece risale a quasi sessanta anni fa !), il cui significato, per molto tempo oscuro, mi sarebbe divenuto chiaro solo in et\u00e0 pi\u00f9 adulta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>\u201cMi trovavo in uno strano letto, che, pur essendo di normale grandezza, aveva le \u201csponde\u201d che si usano nei lettini per bambini ; era notte, ma la stanza era debolmente&nbsp; illuminata da una luce soffusa, molto spettrale. Ad un certo punto, accanto alla sponda sinistra del letto si \u201cmaterializzava\u201d un braccio scheletrico, con una mano altrettanto scheletrica, che scendeva lentamente su di me, come a cercare la mia mano per ghermirla ; io venivo preso da un disperato terrore e tentavo di alzarmi per fuggire, ma mi accorgevo di essere come \u201ctrattenuto\u201d nel letto da una forza che mi impediva di muovermi. In quel momento, come se qualcuno avesse acceso improvvisamente una radio, si diffondevano nella stanza&nbsp; le note di una canzone cantata da Alberto Rabagliati, di moda nel dopoguerra, che spesso, nella realt\u00e0, avevo effettivamente ascoltato in varie trasmissioni radiofoniche. Si trattava di una delle tante canzoni fiorite in quegli anni, che avevano come tema i brevi amori che spesso erano nati &nbsp;fra soldati americani e ragazze italiane, destinati a finire al momento del ritorno di \u201clui\u201d in patria. Di questa canzone, in particolare, ricordo ancora con precisione la strofa finale, che spesso, pur avendo dieci anni, mi trovavo a canterellare insistentemente dentro di me:<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Good bye, milanesina,<br>I love you.<br>Ti stringo la manina,<br>non ci vedremo pi\u00f9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dapprima la canzone si insinuava nella scena del sogno in sordina, poi, lentamente, come se qualcuno stesse agendo sul volume della misteriosa radio, il suono si faceva sempre pi\u00f9 intenso, fino a trasformarsi in un lacerante ed insopportabile frastuono ; a quel punto il mio terrore diveniva insostenibile e mi svegliavo, piangendo e gridando, completamente in preda alla paura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Oggi so che quella canzone, che&nbsp; nel mio terribile sogno di ragazzino lacer\u00f2 i miei timpani e sconvolse la mia anima, era il \u201ccanto d\u2019addio\u201d alla magica mano di mia madre che mi aveva aiutato per anni ad \u201cattraversare\u201d la guerra proteggendomi dai pericoli ; e so anche che quella \u201cseparazione\u201d in fondo era necessaria perch\u00e9, a dieci anni, io potessi cominciare a \u201c crescere\u201d e a conquistare una mia prima forma di autonomia : ma in quel momento era inevitabile che il prezzo da pagare fosse il duro confronto con la paura, lo smarrimento, la solitudine e l\u2019insicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>D\u2019altra parte, a rafforzare la mia \u201cfragilit\u00e0\u201d &nbsp;era intervenuta quasi subito anche la severit\u00e0 \u201cmilitaresca\u201d di mio padre, che &nbsp;non tollerava &nbsp;le mie angosce notturne e le mie esitazioni, e le rimproverava aspramente, col risultato di accentuarle ancora di pi\u00f9, facendomi sentire un \u201cinetto\u201d e una \u201cfemminuccia\u201d, malgrado i tentativi di mediazione da parte di mia madre, che lo invitava dolcemente a non trattarmi come un \u201csoldatino\u201d e ad adeguarsi un po\u2019 di pi\u00f9 ai problemi della mia et\u00e0 reale ed alla scarsa conoscenza che ancora &nbsp;avevo di lui.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Questi richiami talvolta riuscivano a \u201csmussare\u201d un po\u2019 le spigolosit\u00e0 di mio padre, tuttavia non poterono evitare che, di fatto, in poco tempo, io cominciassi a nutrire sempre pi\u00f9 insistentemente nei suoi confronti un irresistibile sentimento di timore misto ad ostilit\u00e0, che persisteva anche quando non ve ne sarebbe stato motivo alcuno.Invano mia madre, dinanzi alle mie lamentele, cercava di convincermi&nbsp; insistentemente che mio padre \u201cera una persona ben diversa rispetto all\u2019immagine di \u2018orco cattivo\u2019 che la mia fantasia aveva costruito\u201d : immancabilmente, tutti i tentativi che ella faceva per modificare la percezione che avevo di lui non riuscivano a smuovermi, anche se soffrivo molto nel trovarmi per la prima volta a dissentire da lei ; avrei desiderato ardentemente darle tutte le ragioni del mondo, ma malgrado ogni sforzo di buona volont\u00e0, rimanevo ostinatamente fermo&nbsp; alla mia opinione negativa, limitandomi soltanto, per non \u201cscontentarla\u201d troppo, a prometterle di rivedere la mia posizione solo quando mi fosse pervenuto un \u201csegno\u201d concreto, in grado di \u201cilluminarmi\u201d in modo nuovo sulla complessa personalit\u00e0 di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma anche se questo caso si fosse verificato, sarei stato, poi, in grado di \u201ccapire\u201d veramente ? Avevo, in quel momento della mia vita di ragazzo, un cuore sufficientemente \u201cgrande\u201d per accogliere coscientemente anche il lato \u201cmeno visibile\u201d, se non addirittura del tutto \u201cinvisibile\u201d di mio padre ? Il mio sguardo timoroso di allora, era in grado di \u201ctrapassare\u201d &nbsp;quella cos\u00ec problematica \u201cdivisa da ufficiale\u201d con la quale egli, ad un certo punto della mia esistenza, era improvvisamente \u201ccomparso\u201d ai miei occhi, quasi \u201c uscendo dal nulla\u201d,&nbsp; turbando e sconvolgendo l\u2019assetto della mia vita ? Ho fondate ragioni per dubitarne.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Da quando, decenne, conobbi \u201cufficialmente\u201d mio padre, fino al giorno della sua morte, il 24 Gennaio del 1963, trascorsero 17 anni : in fondo non pochi per \u201ccapire\u201d ; ma non furono mai del tutto sufficienti perch\u00e9, quand\u2019egli era ancora in vita, io potessi liberamente seguire, &nbsp;in modo convinto e cosciente, l\u2019invito di mia madre a \u201ccomprenderlo\u201d. E\u2019 vero che in quello spazio di tempo si svilupp\u00f2 la mia crescita fisica, umana e culturale, ed io &nbsp;certamente mi feci pi\u00f9 \u201ccauto\u201dnel valutare troppo negativamente mio padre : tuttavia non riuscivo mai a \u201cspogliarlo\u201d del tutto da quella \u201cdivisa\u201dche mi impediva costantemente di vederlo con occhi diversi; ne rimanevo irrimediabilmente \u201cprigioniero\u201d, senza scampo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma, mi sono poi chiesto tante volte : ero il solo? Oppure, forse, i \u201cprigionieri\u201d, nella realt\u00e0,&nbsp; erano due : io, da un lato, che non sapevo liberarmi dal peso condizionante e persecutorio di un \u201cabito\u201d ; lui, mio padre stesso, che, a sua volta, non riusciva a svestire il suo antico grado di ufficiale di cavalleria, per svelarmi chi&nbsp; in realt\u00e0 egli fosse?<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Come era possibile che in tale \u201cgioco di maschere\u201d, quasi pirandelliano, potessimo dialogare autenticamente fra noi, scoprirci, comprenderci e magari diventare addirittura \u201camici\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Eppure, col procedere della mia crescita, dietro il muro di conflittualit\u00e0 che ci separava dolorosamente, io cominciai, ad un certo punto, quasi senza accorgermene, a rendermi conto che mio padre, malgrado tutto, mi \u201cinteressava\u201d: forse molto pi\u00f9 di quanto la mia animosit\u00e0 nei suoi confronti non lasciasse trapelare. E questa vaga sensazione prese inizio in particolare una volta,&nbsp; alla fine dei miei studi liceali, quando mia madre si lasci\u00f2 andare a farmi una inaspettata e sconvolgente \u201crivelazione\u201d sul suo conto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Spesso, nei momenti di pi\u00f9 aspra tensione, le avevo chiesto, con rabbia incalzante, che cosa l\u2019avesse spinta a sposare un uomo cos\u00ec \u201cinsopportabile\u201d ; ed ella, con la sua consueta dolcezza, mi aveva sempre risposto in modo smorzato, come pervasa da un segreto pudore che la faceva quasi arrossire, eludendo un po\u2019 la domanda ed invitandomi ad essere indulgente, poich\u00e9 mio padre \u201caveva molto sofferto moralmente e fisicamente durante i quattro anni che aveva trascorso in Kenya come prigioniero degli Inglesi, rimanendo duramente ferito nel suo aristocratico orgoglio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma un giorno che, dopo un ennesimo contrasto, le mie accuse contro di lui si fecero pi\u00f9 accese e, forse, anche pi\u00f9 offensive del solito, ella, inaspettatamente, ebbe un moto di \u201cregale\u201d indignazione, contestandomi con energia il diritto di \u201cdemolire\u201d un uomo che l\u2019aveva amata e desiderata cos\u00ec appassionatamente da farla sentire come una principessa : \u201cda dove pensi \u2013 mi disse con un intenso e sfavillante fuoco d\u2019amore negli occhi \u2013 che provenisse tutta quella forza che mi ha permesso di affrontare la guerra con incrollabile dignit\u00e0, difendendo da ogni pericolo due figli, e specialmente te, che eri ancora cos\u00ec piccolo e fragile ? Se nei momenti pi\u00f9 drammatici non avessi sempre sentito su di me gli occhi di tuo padre che, al di l\u00e0 di ogni separazione e di ogni distanza, continuavano a contemplarmi &nbsp;appassionatamente come il bene pi\u00f9 prezioso del mondo, rendendomi orgogliosa di essere me stessa, credi che sarei stata veramente in grado di superare e di farvi superare indenni quell\u2019immane tragedia?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Poi, senza attendere alcuna risposta da parte mia, cominci\u00f2, come rapita dall\u2019ondata dei propri ricordi, a parlarmi con crescente animazione della aristocratica galanteria di mio padre, quando si erano&nbsp; conosciuti per la prima volta ad un ballo, nel lontano 1921 ; del fascino incontenibile che egli emanava nella sua elegante divisa di giovane tenente di cavalleria ; della immensa, magica e traboccante felicit\u00e0 ch\u2019ella aveva provato quando mio padre le si era dichiarato, \u201cscegliendola\u201d fra altre numerose ragazze che lo corteggiavano ; &nbsp;degli emozionanti saluti a sciabola sguainata ch\u2019egli le faceva quando, di pattuglia per le strade di Tripoli, passava a cavallo sotto il suo balcone,&nbsp; alla testa del suo seguito di cavalieri ; del palpitante, splendido ed indimenticabile giorno in cui mio padre, in alta uniforme, si era presentato solennemente a casa, dal nonno Luigi e dalla nonna Nicoletta, per chiederla in sposa, fra la gioiosa eccitazione degli altri sette fratelli e sorelle di mia madre, tutti protesi a \u201corigliare\u201d dietro la porta del salotto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ed infine, facendosi repentinamente pi\u00f9 seria e quasi abbassando la voce per un moto di intensa commozione, mi narr\u00f2 di un duello alla sciabola che mio padre aveva sostenuto per lei, \u201csfidando\u201d un altro giovane ufficiale che aveva \u201cosato\u201d corteggiarla quando lei era gi\u00e0 promessa sposa e che, in piena mensa ufficiali, aveva risposto ironicamente all\u2019invito di mio padre a desistere, dicendogli che non c\u2019era bisogno ch\u2019egli si preoccupasse, poich\u00e8 lei era sicuramente una di quelle usuali \u201cdonnette volubili\u201d, come ne esistono tante al mondo. Mio padre, su tutte le furie, aveva reagito schiaffeggiando pubblicamente il collega e poi lo aveva ferito, per fortuna in modo leggero, nello scontro \u201cufficiale\u201d che ne era seguito dopo qualche giorno, con tutti i crismi del classico duello d\u2019altri tempi, alla presenza di padrini e testimoni, malgrado mia madre, in lacrime, lo avesse scongiurato di rinunciare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dopo questo drammatico episodio&nbsp; &#8211; che era valso a mio padre un processo militare (poich\u00e9 a quei tempi i duelli erano ufficialmente vietati, ma, d\u2019altra parte, si era considerati \u201cvigliacchi\u201d se si cercava di evitarli) e otto mesi di arresti nella fortezza di Siracusa, nonch\u00e8 un profondo senso di colpa nei confronti dell\u2019avversario, col quale, peraltro, egli si era riconciliato quasi subito, andandolo a trovare in infermeria &#8211; , &nbsp;mia madre, spaventata da una vicenda di cui tutta Tripoli aveva parlato e dall\u2019irruenza passionale di mio padre, ch\u2019ella attribuiva anche all\u2019influsso dell\u2019ambiente militare nel quale egli si muoveva, aveva posto la condizione ch\u2019egli lasciasse l\u2019esercito, se veramente l\u2019amava e voleva sposarla. E mio padre aveva accettato di rinunciare alle armi, pur di non perderla : per questo motivo, dopo il matrimonio con lei, nel 1922, aveva rassegnato le proprie dimissioni dall\u2019esercito, intraprendendo la sua nuova carriera in campo giudiziario.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quando mia madre mi rivel\u00f2 questi suoi emozionanti, ma anche meravigliosi ricordi, ancora profondamente attuali e palpitanti nel suo cuore, facendomi rimanere letteralmente incantato ad ascoltarla, io avevo 18 anni e lei 55 : eppure, in quel momento fu come se lei si fosse trasformata in &nbsp;una splendida adolescente in fiore, mia coetanea, che, con maliziosa complicit\u00e0, mi stava parlando di un suo grande amore, desiderosa di condividerne le emozioni con me, a questo punto non pi\u00f9 figlio, ma caro \u201camico\u201d e \u201cconfidente\u201d ; e gliene fui intensamente grato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma il lato senza dubbio pi\u00f9\u201cstrano\u201ddi quello straordinario momento fu la percezione improvvisa e del tutto inaspettata che io ebbi non solo del racconto di mia madre, ma anche dell\u2019altro protagonista di quell\u2019 amore appassionato di cui ella mi stava narrando : cio\u00e8 di mio padre. Mi sembr\u00f2, quasi in un magico gioco di specchi, di conoscere tutto da sempre, come se anche egli stesso mi avesse gi\u00e0 raccontato, a sua volta, la sua storia d\u2019amore con mia madre, svelandomi di colpo il lato nascosto, sognante, nobile e passionale della sua personalit\u00e0. Fu una sensazione fuggevole ed impalpabile, che allora non riuscii n\u00e9 a \u201ctrattenere\u201d a lungo dentro di me, n\u00e9 a comprendere pienamente, pur nella gioia profondissima che provai in quegli attimi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Solo otto anni dopo, questa arcana emozione mi si sarebbe svelata in tutta la sua commovente pienezza : e ci\u00f2 avvenne pochi giorni prima che mio padre si spegnesse, quand\u2019egli, una sera, ormai allo stremo delle forze, mentre gli ero seduto accanto per assisterlo e per scambiare con lui qualche parola di conforto, cerc\u00f2 improvvisamente la mia mano, me la strinse come per salutarmi e mi disse, con un sorriso pieno di mestizia : \u201c sai, Luigi, penso che io e te dovremmo parlare un po\u2019 di pi\u00f9 ; ci sono ancora tante cose che sarebbe bello scambiarci, proprio come questa stretta di mano &nbsp;\u2026 Se guarisco cercheremo di farlo, vero ?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Purtroppo, quel dialogo che anche io avrei desiderato iniziare subito, con tutto il mio cuore, non pot\u00e8 mai aver luogo poich\u00e9 mio padre spir\u00f2 qualche giorno dopo ; ma quale meravigliosa e folgorante rivelazione mi trasmise, fra le lacrime, dopo tanti anni di tensioni e di dolorosi conflitti, quella magica ed indimenticabile stretta di mano !<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Fu come se quello struggente contatto, che per la prima volta infrangeva una crudele barriera, avesse improvvisamente creato, fra me e mio padre, proprio il magico ponte che da anni cercavo ardentemente nella mia anima ; ed in un turbinio&nbsp; travolgente di emozioni incontenibili, sentii con lampante chiarezza che io e lui ci eravamo \u201cda sempre\u201d parlati, forse senza che ce ne accorgessimo, come se fra noi fosse esistito costantemente un sotterraneo richiamo fra opposti, in una sorta di doppio \u201cregistro\u201d di comunicazione : quello \u201ccosciente\u201d, caratterizzato da tutte le conflittualit\u00e0 che&nbsp; fin dal nostro primo, lontano \u201cincontro\u201d avevano tormentato il nostro rapporto, rischiando di tenerci sempre distanti,&nbsp; e quello \u201cinconscio\u201d, pi\u00f9 segreto, sottile, impalpabile, ma profondamente insinuante, tramite il quale mio padre aveva fatto fluire in me, al di l\u00e0 di ogni contrasto,&nbsp; la linfa pi\u00f9 preziosa della sua personalit\u00e0, cio\u00e8 la sua natura pi\u00f9 intima di aristocratico gentiluomo, permeata di squisita sensibilit\u00e0, di senso dell\u2019onore e di cavalleresche nostalgie ; quel lato \u201cmisterioso\u201d del suo carattere, ch\u2019egli aveva sempre tenuto nascosto dietro il rigore autoritario della sua divisa di ufficiale, forse per difenderlo dall\u2019avvilente insidia della crudelt\u00e0 di un mondo che, dopo due guerre, una pi\u00f9 atroce dell\u2019altra, lo aveva lasciato come una superba aquila dallo sguardo impregnato di vette e di&nbsp; lontananze, dolorosamente ferita ad un\u2019ala.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Avvertii che &nbsp;questa corrente di vibranti richiami e di profondissime armonie che emanava da mio padre aveva sempre accompagnato, malgrado tutto, la mia crescita come un mirabile \u201cbasso continuo\u201d ;&nbsp; e solo allora mi fu perfettamente chiaro, fra l\u2019altro, il significato del mio intenso \u201cinnamoramento\u201d per quel concerto di Joaqu\u00ecn Rodrigo, intitolato \u201cFantasia para un gentilhombre\u201d, che ormai da qualche anno risuonava &nbsp;prepotentemente &nbsp;dentro di me, seguendo quasi quotidianamente la mia vita con la sua fiera e sognante dolcezza : quella era la musica di mio padre, il&nbsp; segreto messaggio che proveniva dalla sua anima, che io, a 22 anni, avevo appassionatamente raccolto senza che ancora ne conoscessi l\u2019origine.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>La scoperta di queste remote e toccanti \u201cconsonanze\u201d, dopo un lungo passato di laceranti e dolorose \u201cdissonanze\u201d, fu come una meteora che fece improvvisamente irruzione nella mia vita, ad illuminare e a dare finalmente significato al confuso groviglio di emozioni contrastanti che avevo per tanti anni provato verso quel \u201cmisterioso\u201d ufficiale, magro, stanco, dallo sguardo profondo ed un po\u2019 malinconico, che, ancora in divisa coloniale, era entrato nella mia esistenza in un lontano giorno di primavera del 1946, quando io, trepidante ed intimorito ad un tempo, l\u2019avevo visto per la prima volta alla stazione di Firenze, mentre scendeva dal treno, accolto dal festoso e commosso tripudio di mia madre e di mio fratello.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Come in un quadro antico, dove, nel corso di un appassionato restauro, comincia a svelarsi gradatamente la preziosa filigrana dei colori originari e delle pennellate&nbsp; tracciate dall\u2019Artista, che il tempo e l\u2019umana incuria avevano confusamente appannato, cos\u00ec, in un altrettanto intenso e commosso\u201crestauro\u201d del quadro della mia memoria, dopo la dolorosa scomparsa di mio padre inizi\u00f2 a riemergere nella mia mente un magico pulviscolo di tanti commoventi ricordi che, nascosti ed offuscati dalla penombra dei miei conflitti, contenevano, come scrigni preziosi, i lati pi\u00f9 segreti della sua personalit\u00e0, cui io, troppo distolto dal mio rapportarmi a &nbsp;&nbsp;lui con sguardo timoroso oppure ostile, non avevo mai dato la dovuta importanza, giungendo persino, talvolta, ad espellerli rabbiosamente dal mio campo di coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Questi ricordi oggi rappresentano l\u2019eredit\u00e0 pi\u00f9 preziosa che mio padre mi ha lasciato ; sono l\u2019espressione del suo fascino remoto, &nbsp;che mi invita ancora, a distanza di tanti anni, come un meraviglioso richiamo concertante, ad essere sempre un sensibile, fiero e cortese gentiluomo, malgrado&nbsp; la scomposta e dolorosa aggressione della spietata grossolanit\u00e0 dei tempi attuali. Un messaggio indelebile, che ormai \u00e8 entrato definitivamente, da anni, a far parte della mia anima e del mio &nbsp;comportamento, come un valore sublime che alimenta la mia vita ed il mio rapporto con gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Fra tali segreti e fertili \u201cdoni\u201d, che io, forse, non seppi \u201criconoscere\u201d adeguatamente quando sarebbe stato il giusto momento per accoglierli, mi viene di scegliere almeno quattro episodi assai semplici, ma emblematici, che si collocano in epoche diverse della mia crescita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>I primi due mi riportano ai mesi immediatamente successivi al ritorno di mio padre, quando la sua figura, da me vissuta come &nbsp;autoritaria e militaresca, mi aveva inizialmente turbato ed impaurito ; gli altri due riguardano il periodo in cui frequentavo il liceo e, assai dopo, il mio primo anno d\u2019insegnamento, quando mi ero laureato da pochi mesi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Nel primo episodio mi torna, nitido nella memoria, un caldo pomeriggio d\u2019estate nel quale io mi ero attardato fin quasi all\u2019ora di cena a giocare a palla nel giardino di due miei amici di scuola, fratelli gemelli, che abitavano in una villetta vicino a casa mia ; ad un certo punto mio padre scese a chiamarmi in un modo che subito io percepii come \u201cadirato\u201d,&nbsp; per cui provai una &nbsp;incontenibile paura ; mentre egli era ancora lontano dal cancelletto del giardino, mi misi a tremare e a sussurrare con &nbsp;voce rotta dal terrore, fra la meraviglia di tutti : \u201cmamma mia, ho fatto tardi ed ora il mio babbo mi picchier\u00e0 !\u201d (cosa che, peraltro, non era mai accaduta). Ricordo che la mia \u201c sortita\u201d spinse la mamma dei miei compagni \u2013 una bella signora &#8211; &nbsp;ad accorrere per rincuorarmi e per dirmi che in verit\u00e0 non c\u2019era alcun motivo per cui dovessi agitarmi in quel modo, dal momento che non le sembrava che mio padre fosse arrabbiato ; tuttavia io rimasi egualmente, per alcuni interminabili istanti, in trepida attesa di chiss\u00e0 quale tremenda punizione, fino a che mio padre non fu giunto presso di noi ; ma egli, in quella memorabile occasione, dopo essersi presentato alla signora, che ancora non lo conosceva, con un lieve inchino, le fece un baciamano con elegante ed aristocratica cortesia, scambiando qualche parola di circostanza con lei e lasciandola, a sua volta, come \u201cparalizzata\u201d dalla sorpresa, fra meraviglia, curiosit\u00e0 ed imbarazzo ; poi mi prese per mano e mi condusse a casa, chiedendomi, con un lieve sorriso, &nbsp;mentre io lo guardavo con timore, ma anche con un improvviso, inaspettato ed immenso stupore che mi aveva letteralmente tolto la parola, se mi fossi divertito, aggiungendo poi, con voce tranquilla e persino affettuosa,&nbsp; che era l\u2019ora di cena e tutti stavano aspettandomi. &nbsp;&nbsp;Che fortuna, ebbi solo il tempo e la forza di pensare, che egli non avesse sentito ci\u00f2 che prima avevo detto di lui in preda alla paura ! E per la prima volta in vita mia provai in modo assai doloroso, che non dimenticher\u00f2 mai, che cosa significhi vergognarsi nel covare sentimenti meschini dinanzi ad un gentiluomo : il lato galante e gentiluomo di mio padre, che&nbsp; per la prima volta, in quella occasione, avevo avuto la possibilit\u00e0 di intravedere. Forse, in quel momento avrei dovuto o potuto cominciare a capire almeno vagamente quel che mia madre &nbsp;volesse dire quando mi invitava a superare l\u2019immagine dell\u2019 \u201corco cattivo\u201d che avevo attribuito a mio padre\u2026Ma ancora era troppo presto per il mio piccolo cuore di bambino\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>L\u2019altro episodio, sempre risalente a quello stesso periodo, \u00e8 rimasto per tanto tempo racchiuso nella mia memoria come una sorta di vera e propria \u201cpolveriera\u201d di emozioni equivoche, ruggenti e contrastanti ; fra questo spiacevole \u201cfrastuono\u201d interiore, solo il silenzioso e mesto raccoglimento successivo alla scomparsa di mio padre ha portato nei miei pensieri ordine e \u201cgiustizia\u201d interpretativa, permettendomi di \u201cvedere\u201d ed \u201caccogliere\u201d, dietro i fatti che mi accingo a narrare, la profonda luminosit\u00e0 del messaggio paterno, che la mia accecante&nbsp; insicurezza infantile di allora aveva invece rischiato di deformare e nascondere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quando, agli inizi del 1945, assai prima del ritorno di mio padre dall\u2019Africa, mia madre, mio fratello ed io eravamo finalmente \u201capprodati\u201d a Firenze, andando ad abitare in un gradevole alloggio provvisorio, situato in un quartiere vicino al fiume Arno, io mi ero agevolmente inserito in quinta elementare, ad anno scolastico gi\u00e0 iniziato, stringendo in poco tempo amicizia con molti dei miei nuovi compagni di classe che abitavano vicino alla mia casa. Da loro ero stato accolto con affetto e cordiale naturalezza, sebbene fossi \u201cforestiero\u201d. Vi era, per\u00f2, nel quartiere anche una piccola \u201cbanda\u201d di ragazzi, di qualche anno pi\u00f9 grandi di noi, \u201ccapeggiati\u201d da un sedicenne, che spesso si divertivano a \u201cmolestare\u201d e \u201cvessare\u201d i pi\u00f9 piccoli con \u201cordini\u201d e \u201cscherzi\u201d talvolta maneschi e pesanti, sempre seguiti da \u201cferoci\u201d minacce di rappresaglie se le \u201cvittime\u201d avessero osato parlarne a casa o altrove : insomma, un chiaro esempio di \u201cbullismo\u201d ante litteram !<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ben presto, anche io ero entrato nel mirino della \u201cbanda\u201d, con l\u2019aggravante di essere \u201cstraniero\u201d ; &nbsp;ed anche per me era iniziata una \u201ctriste odissea\u201d, che consisteva nel subire umilianti prepotenze da parte dei componenti del gruppo, quali, ad esempio, salutare \u201crispettosamente\u201d con un inchino e col saluto fascista&nbsp;&nbsp; ognuno di loro quando li incontravo ; eseguire rapidamente e scrupolosamente senza protestare, da diligente \u201cschiavetto\u201d, piccole commissioni che tutti potevano affidarmi in qualunque momento ; cedere immediatamente, senza obbiezioni, la mia colazione ad uno di loro, se per caso fossi stato \u201cintercettato\u201d mentre andavo a scuola ; inginocchiarsi dinanzi al \u201ccapo\u201din qualunque momento, se costui lo avesse ordinato &#8230;., ed altre vessazioni dello stesso tipo. Fortunatamente non vi erano richieste di denaro, date le ristrettezze del dopoguerra, che non concedevano ancora \u201cpaghette\u201d a noi bambini.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Le dure regole che la banda imponeva non venivano comunque applicate continuamente, ma \u201ca sorpresa\u201d, mediante \u201cblitz\u201d improvvisi ; &nbsp;e questo fatto creava periodicamente un clima di insicurezza, che spesso offuscava la gioia di giocare e di muoversi liberamente per le strade del quartiere, specialmente in quelle maggiormente frequentate dai nostri \u201caguzzini\u201d. Io, in particolare, come ultimo arrivato, mi sentivo un po\u2019 \u201csperduto\u201d, senza \u201cprotezione\u201d e totalmente \u201canonimo\u201d e \u201csenza radici\u201d dinanzi a questa situazione per me del tutto nuova, e sebbene i miei compagni avessero fatto ormai l\u2019abitudine ad essere periodicamente \u201ctiranneggiati\u201d, considerando la cosa spensieratamente, come un evento quasi folcloristico o \u201ciniziatico\u201d, dinanzi al quale non restava che attendere di crescere per liberarsene, quanto a me avvertivo profondamente l\u2019ingiustizia di questa continua minaccia e mi trovavo spesso a fantasticare che un giorno avrei compiuto grandi azioni eroiche, quasi da \u201ccavaliere errante\u201d, sconfiggendo quegli spietati nemici e ponendo fine a questo pesante clima di sopraffazione. Ma nel frattempo ero obbligato a \u201csubire\u201d senza fiatare e, soprattutto, senza poterne parlare a casa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quando avvenne il ricongiungimento con mio padre, nella Primavera del 1946, la situazione non era cambiata ; anzi, all\u2019inizio dell\u2019Estate era persino peggiorata per l\u2019infittirsi delle prepotenze del \u201cbranco\u201d , ed io, gi\u00e0 duramente provato dai contraccolpi emotivi che il ritorno di mio padre aveva determinato dentro di me, finii col sentirmi sempre pi\u00f9 disperato, infelice ed impotente a contenere tutte queste tensioni, pur odiandole e covando nel mio intimo una crescente insofferenza ed animosit\u00e0 verso tutti coloro che me le provocavano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma fu proprio quando le mie angosce avevano raggiunto ormai il loro punto pi\u00f9 parossistico che si verific\u00f2 improvvisamente l\u2019episodio che vide come inaspettato protagonista mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Un pomeriggio di Luglio \u2013 lo ricordo ancora nitidamente \u2013 egli mi chiese gentilmente di andargli a comprare delle sigarette nel bar-tabacchi poco distante da casa nostra. Si trattava di una delle tante piccole commissioni che io avevo sempre eseguito con disponibilit\u00e0, ubbidienza ed anche con orgoglio, poich\u00e8 per me quegli inviti erano una testimonianza di fiducia nei miei confronti. Questa volta, per\u00f2, mi trovai improvvisamente disorientato, riluttante ed incerto sul da farsi, perch\u00e8, per l\u2019appunto, quello era uno dei giorni fatidici in cui la banda stava spadroneggiando nel quartiere, vessando come al solito i pi\u00f9 piccoli, ed io, per eseguire la commissione, avrei dovuto attraversare il territorio del \u201cnemico\u201d, subendo chiss\u00e0 quali pesanti angherie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Mio padre probabilmente not\u00f2 subito la \u201cstranezza\u201d particolare della mia esitazione e, contrariamente alle mie aspettative, non mi rimprover\u00f2 per la mia \u201cpigrizia\u201d, ma, osservandomi attentamente e quasi \u201cleggendo\u201d nella mia piccola anima tormentata con uno sguardo che, con mia grande meraviglia, avvertii inaspettatamente affettuoso, fiero e tenero ad un tempo, and\u00f2 dritto al segno e mi chiese dolcemente se \u201cfuori\u201d ci fosse qualcosa che mi spaventava. Io, dapprima intimorito dalla domanda e condizionato dal pensiero delle \u201crappresaglie\u201d della banda se avessi parlato, stavo istintivamente accingendomi a dargli una risposta evasiva, rassegnato ormai a subire il \u201cmartirio\u201d, quando improvvisamente sentii che quello sguardo cos\u00ec avvolgente e quel tono di voce cos\u00ec fermo e dolce, mi avevano trasmesso, senza che me ne accorgessi, una sicurezza interiore del tutto nuova ed assai diversa, persino, da quella che avevo provato a fianco di mia madre nei momenti pi\u00f9 difficili della guerra : non la sicurezza \u201cpassiva\u201d dell\u2019accoglienza, della protezione, e della \u201csoffice\u201d accettazione incondizionata, &nbsp;ma quella pi\u00f9&nbsp; \u201cattiva\u201d, per me del tutto sconosciuta, della forza orgogliosa di poter reagire.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Fu una sensazione fuggevole, ma indimenticabile, della quale mi vergognai subito, quasi arrabbiandomi con me stesso, perch\u00e8 la interpretai come un grave segno di dipendenza da mio padre ; ma ormai era come se si fosse rotto un clima di omert\u00e0, per cui, nonostante l\u2019intenso disagio, mi trovai, pervaso da un moto irresistibile, a mormorare a voce bassa, come se qualcuno potesse ascoltarmi nell\u2019ombra, che \u201cfuori c\u2019erano dei ragazzi pi\u00f9 grandi di me, che ormai da molto tempo mi molestavano spesso quando uscivo, tormentandomi con pesanti dispetti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dopo questa \u201cconfessione\u201d mi sentii stranamente pi\u00f9 libero e leggero, come se mi fossi finalmente scrollato di dosso un peso insostenibile ed opprimente ; ma nel contempo mi preparai anche a ricevere una risposta sprezzante da parte di mio padre, pensando che sicuramente egli mi avrebbe dato del vigliacco e della \u201cfemminuccia\u201d, esattamente come in quel momento stavo facendo io, contro me stesso, &nbsp;in preda ad un lacerante conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma, al di l\u00e0 di ogni pi\u00f9 nera previsione, il comportamento di mio padre fu invece ben diverso. Egli sorrise, mi guard\u00f2 con grande tenerezza, mi fece una carezza lasciandomi totalmente attonito e poi, senza chiedere ulteriori spiegazioni, mi disse : \u201cVieni, andiamo insieme, ti accompagno io\u201d. A quelle parole io mi sentii come precipitare in un abisso di vergogna, pensando istantaneamente a quanto mi avrebbero deriso tutti \u2013 e, primi fra tutti, quelli della banda &#8211; per la mia incapacit\u00e0 di affrontare con coraggio e a viso aperto gli ostacoli ; avrei voluto dire a mio padre che non c\u2019era bisogno della sua presenza, che potevo farcela da solo ; ma, contemporaneamente, avvertii anche un altro tipo di sensazione, che entr\u00f2 dentro di me come un flusso repentino di lava incandescente che incendiava di nuova forza la mia anima : era la forza combattiva del cucciolo del leone, che pu\u00f2 guardare intrepido il nemico perch\u00e8 ha accanto a s\u00e8 l\u2019energia terribile, magica ed invincibile del Padre !<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Questa \u201cspinta\u201d del tutto inusitata fin\u00ec col prevalere in quel momento su ogni altro ostacolo, per cui mi astenni da commenti e seguii mio padre, in preda ad un\u2019 emozione che mi toglieva il respiro. Prima di uscire dal portone, egli mi disse : \u201cVai avanti di qualche passo,&nbsp; fai finta di non conoscermi e non preoccuparti\u201d ; io mi inoltrai tremante e, come mi attendevo, vidi subito la banda al completo, che faceva capannello a poca distanza da casa mia. Quando fui \u201cavvistato\u201d, il capo in persona, un essere massiccio, si stacc\u00f2 dal gruppo e mi venne incontro con un ghigno tracotante, dicendo ad alta voce : \u201ceccone uno, ragazzi ! Ora ci si diverte!\u201d ; ma aveva appena finito di parlare, che mio padre, con un balzo improvviso si frappose fra me e lui, afferrandolo per un orecchio ed obbligandolo a piegarsi per il dolore ; quindi, con una voce tagliente come la lama di una spada gli disse lentamente : \u201cquesto bambino non \u00e8 \u201cuno\u201d qualsiasi, ma si chiama Luigi ed io sono suo padre,&nbsp; di ritorno dalla guerra. Ricordati che da questo momento in poi, tu e tutta quella banda di vigliacchi smidollati ai tuoi ordini gli dovrete rispetto, e se vengo a sapere che ancora osate molestarlo, farete i conti con me e vi assicuro che saranno guai molto seri per tutti voi&#8230;! Adesso toglietevi di torno !\u201d, e solo al termine del suo breve, minaccioso discorso che non ammetteva repliche, mio padre lasci\u00f2 la presa e rimase con le braccia incrociate, fermo come un rupe, ad osservare freddamente il capo che, pallido ed in silenzio, senza accennare la minima reazione, era ritornato verso il gruppo massaggiandosi l\u2019orecchio indolenzito. Fu evidente che tutti erano rimasti profondamente confusi, frastornati e intimoriti dall\u2019attacco improvviso &nbsp;di mio padre : un padre ch\u2019essi non conoscevano e che mai, forse, avrebbero immaginato cos\u00ec aggressivo &nbsp;; sta di fatto che, dopo un breve conciliabolo, il gruppo si allontan\u00f2&nbsp; con un sommesso borbottio di disappunto e di rabbia, cambiando strada, mentre io, in disparte, imbarazzato e vergognoso, benedissi il cielo che in quel momento, data l\u2019ora canicolare del primo pomeriggio, non ci fosse anima viva in giro, perch\u00e9, &nbsp;nuovamente, mi si era riaffacciata la paura di essere deriso ; tuttavia nel flusso altalenante dei miei sentimenti, non potei fare a meno di sentirmi anche fiero ed orgoglioso di avere proprio \u201cquel\u201d padre, anche se egli, in altri momenti,&nbsp; mi intimoriva cos\u00ec pesantemente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Solo quando tutti furono scomparsi dalla nostra vista, mio padre si gir\u00f2 verso di me, e, con un lieve sorriso, mi porse la sua mano che io afferrai in preda ad un vero tumulto interiore,&nbsp; sentendola forte come l\u2019acciaio, ed insieme ci avviammo verso il bar-tabacchi. L\u00e0, in quel giorno che ormai era destinato a divenire totalmente straordinario ed indimenticabile, mi attendeva un\u2019altra sconvolgente sorpresa : poich\u00e8 egli, dopo avere acquistato le sue sigarette, ordin\u00f2, senza che io me lo aspettassi, due coni gelato, uno per me ed uno per s\u00e8, invitandomi a scegliere il gusto che pi\u00f9 mi piaceva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ed io che, a quel punto, non sapevo pi\u00f9 in quale mondo mi stessi muovendo, mi trovai poco dopo, come in un sogno, a tornare a casa al fianco di mio padre, gustando insieme a lui il miglior gelato della mia vita, senza peraltro essere in grado di comprendere se in quel momento era lui ad essere \u201cdisceso\u201d verso di me, oppure se ero io ad avere avuto la possibilit\u00e0 e la forza di \u201csalire\u201d un po\u2019 di pi\u00f9 verso di lui. Ricordo per\u00f2 chiaramente che durante quel tragitto fui preso da una immensa commozione nel cuore, perch\u00e8 in quel momento cos\u00ec intenso mi torn\u00f2 nella mente, non so come, &nbsp;il ricordo di quando, appena qualche anno prima, mia madre, in occasione delle nostre \u201cdiscese\u201d mensili da Scarperia a Firenze per riscuotere il sussidio di guerra, comperava, per me e per s\u00e8, una pasta dolce che consumavamo gioiosamente insieme. &nbsp;A quel tempo mio padre non c\u2019era, non lo conoscevo e, forse, mi ritenevo un po\u2019 \u201corfano\u201d, fragile ed esposto a mille pericoli, anche se tutelato dall\u2019amore materno ; ora ch\u2019egli era tornato, quel \u201cdolce\u201d rito si era come magicamente riproposto, questa volta con lui, ma in uno spirito del tutto nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Mentre mia madre, in altri memorabili tempi, mi aveva aiutato ad attraversare le brutture della guerra tenendomi teneramente per mano e trasmettendomi attraverso quel contatto tutta la forza del suo amore e della sua limpida fede, adesso era mio padre che mi prendeva quella stessa mano quasi per \u201ccompletare\u201d l\u2019opera di mia madre, iniziandomi, a sua volta, all\u2019intrepida energia del cavaliere che affronta i draghi : cos\u00ec i miei occhi di bambino tentarono di vedere e di \u201cleggere\u201d il susseguirsi concitato&nbsp; degli eventi di quella giornata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma, forse, il fiume di bellezza che mi aveva repentinamente inondato in quel giorno particolare era ancora troppo potente perch\u00e8 la mia piccola anima potesse riceverlo adeguatamente ; per cui, infine, quel movimentato contrappunto di sentimenti del tutto nuovi e contrastanti, vissuti con lo smarrimento della \u201cprima volta\u201d, lasci\u00f2 dentro di me uno strano groviglio emotivo, che intrecciandosi con le ambivalenze che in quello stesso periodo mi trovavo a vivere con il versante autoritario della personalit\u00e0 paterna, non fui ancora in grado di \u201csbrogliare\u201d correttamente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Solo dopo tanti anni di lenta \u201cdistillazione\u201d, quando ormai mio padre non c\u2019era pi\u00f9, quella che la mia anima di bambino decenne&nbsp; aveva vissuto allora come una tempesta non del tutto comprensibile mi si sarebbe svelata&nbsp; come uno splendido segno di luce : in quell\u2019indimenticabile giorno, infatti, mio padre mi offr\u00ec come &nbsp;una \u201cnuova\u201d identit\u00e0, una \u201clegittimazione sociale\u201d, per la quale, da quel momento in poi, io non sarei stato pi\u00f9 soltanto un bambino qualsiasi, ma una \u201cpersona\u201d, con un proprio posto nel mondo e con una una propria dignit\u00e0 cui si doveva il massimo rispetto ; &nbsp;e questa nuova certezza era il dono pi\u00f9 \u201ccavalleresco\u201d, grande e generoso che egli mi aveva fatto, difendendomi da chi mi voleva trattare come una \u201ccosa\u201d. Un dono di particolare ed indelebile&nbsp; efficacia, se mi soffermo a pensare, fra l\u2019altro, che dopo quel giorno non ebbi pi\u00f9 alcuna molestia da parte del gruppo dei balordi ;&nbsp; ma non \u00e8 certamente solo questo il senso pi\u00f9 profondo di quei meravigliosi accadimenti, che ancora oggi, al solo pensarvi, incendiano di commossa riconoscenza il mio cuore &#8230;.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quanti ricordi e quante proposte di vita provenienti da mio padre&nbsp; affiorano inaspettatamente nella mia personalit\u00e0, a distanza di tanti anni dalla sua scomparsa ! L\u2019eco della \u201cFantasia para un gentilhombre\u201d, la \u201csua\u201d musica dentro di me, \u00e8 come&nbsp; un richiamo senza fine, che continua e continuer\u00e0 sempre a risuonare negli strati pi\u00f9 profondi della mia anima, invitandomi a coltivare i sentimenti pi\u00f9 alti verso la Vita e la Natura!<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Non posso dire che mio padre avesse uno spirito francescano, perch\u00e8 non era un \u201cumile\u201d ; ma oggi posso affermare con grande convinzione e commozione che era un uomo profondamente nobile, con un rigorosissimo senso dell\u2019onore, che incuteva rispetto soprattutto perch\u00e8 egli, per primo, pur nel suo carattere&nbsp; imperativo, rispettava tutto ci\u00f2 che aveva valore, bellezza, non era banale ed era in grado di \u201ctoccarlo\u201dnell\u2019intimo, valicando i confini della sua \u201cdivisa\u201d, dentro e dietro la quale vi era un cuore delicato e sensibilissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Queste considerazioni mi fanno venire in mente il terzo, straordinario episodio della mia vita con mio padre, che, al di fuori di ogni orizzonte \u201cformale\u201d, \u201cufficiale\u201d, \u201cgalante\u201d o \u201ccombattivo\u201d, mi rivel\u00f2 la sconfinata delicatezza e la misteriosa, sorprendente generosit\u00e0 della sua anima. Si tratta dell\u2019amore puro e del tutto spontaneo e disinteressato che nacque&nbsp; in lui, prepotente, &nbsp;per un piccolo cane che per quattro anni, quando io frequentavo il Liceo, alliet\u00f2 la nostra casa, morendo poi tragicamente investito da un\u2019auto.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-resized\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"667\" height=\"870\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/maltese.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-394\" style=\"width:287px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/maltese.jpg 667w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/maltese-230x300.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 667px) 100vw, 667px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>La cara bestiola, un \u201cmeticcio\u201d grigio-nero, simpaticissimo, di piccola taglia, che aveva molto del maltese, ci era stato regalato da una signora, nostra conoscente, socia della Societ\u00e0 Protrettrice degli Animali, che lo aveva trovato abbandonato per la strada, ancora quasi cucciolo di cinque mesi circa. Inizialmente mio padre era stato duramente contrario a questa \u201cadozione\u201d,&nbsp; ritenendo che la presenza di un cane in casa sarebbe stata fonte di confusione, di sporcizia e, soprattutto, di distrazione eccessiva per me, che dovevo studiare ; per non parlare, poi, della \u201cschiavit\u00f9\u201d di doverlo portare fuori per i suoi bisogni &#8230;.&nbsp; Poi, per\u00f2, egli aveva finito col cedere dinanzi alle nostre insistenze \u201cappassionate\u201d, specialmente a quelle di mia madre, facendosi tuttavia promettere solennemente, con un atteggiamento &nbsp;minaccioso, che la \u201cgestione\u201d del cane sarebbe stata esclusivamente \u201caffar nostro\u201d, dal momento che lui \u201cnon intendeva perdere tempo a fare le moine ad un animale\u201d. In caso contrario, avrebbe provveduto lui stesso, d\u2019autorit\u00e0, a restituire immediatamente il cane alla signora.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Il comportamento di mio padre fu per me, come di consueto a quel tempo, una delle tante conferme del suo autoritarismo militaresco, specialmente quando si present\u00f2 il problema della iniziale \u201cincontinenza\u201d del canino, che, come tutti i cuccioli di questo mondo, ancora non aveva raggiunto un buon controllo sfinterico, e, sebbene a turno lo portassimo spesso fuori, specialmente di notte accadeva che lasciasse qualche \u201ctraccia\u201d. Il ritrovamento mattutino dei notturni \u201cprodotti\u201d di \u201cFuffi\u201d (questo era il nome che la signora aveva dato al canino e che noi avevamo mantenuto, anche se il nome si sarebbe adattato pi\u00f9 ad un gatto che ad un cane) scatenava &nbsp;furie terribili in mio padre, che spesso avrebbe quasi preso a calci la bestiolina, la quale, terrorizzata si rifugiava sotto i mobili della casa, oppure, tremante, veniva in braccio da me o da mia madre in cerca di protezione. Ricordo che una volta egli giunse persino ad inseguire Fuffi&nbsp; per tutta la casa, brandendo un ombrello e suscitando da parte mia una reazione di rabbiosa protesta che mi port\u00f2 a frappormi fra lui ed il cane,&nbsp; accusandolo apertamente di essere un uomo odiosamente intollerante e senza cuore. In quell\u2019occasione, assai drammatica, solo l\u2019intervento di mia madre evit\u00f2 che il destinatario dell\u2019ombrello diventassi io ; mio padre, comunque, mi tolse la parola per qualche tempo, dichiarando che non intendeva pi\u00f9 &nbsp;sprecar &nbsp;fiato con gli imbecilli, fossero cani oppure \u201cumani sottosviluppati\u201d, mentre io, da allora, continuando a \u201crischiare grosso\u201d, &nbsp;feci dormire Fuffi nella mia stanza, provvedendo personalmente, con grande scrupolo, a far sparire quotidianamente ogni traccia della sua incontinenza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>La situazione, nel suo versante pi\u00f9 \u201cfolcloristico\u201d, si sblocc\u00f2 &nbsp;quando, nel giro di poco tempo, Fuffi \u201cimpar\u00f2\u201d, come era naturale che accadesse, a controllarsi ; tuttavia rimaneva sempre tesa, poich\u00e8 mio padre esigeva che gli tenessimo \u201cfuori dai piedi\u201d il canino, che lo infastidiva con la sua semplice presenza ed affettuosa, simpatica e tenera vivacit\u00e0, con la quale egli sosteneva insistentemente di non \u201cvolere perdere tempo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Tutto questo stato di cose si protrasse fino ad un piovoso pomeriggio invernale, durante il quale io ero intento a studiare nella mia stanzetta, con la porta aperta e con Fuffi accucciato su una sedia accanto a me, e mio padre si trovava seduto in poltrona, nel soggiorno confinante con la mia stanza, intento, a sua volta, a leggere un \u201cgiallo\u201d,&nbsp; genere letterario di suo particolare gradimento, di cui era formidabile \u201cconsumatore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ad un certo punto, improvvisamente, l\u2019impareggiabile Fuffi si alz\u00f2, scese dalla sedia, si stiracchi\u00f2 pigramente e usc\u00ec dalla stanza, dirigendosi con determinazione verso mio padre ; io, preoccupato, mi feci subito sulla soglia della camera, in silenzio, pronto ad intervenire se mio padre, che in quel momento non poteva scorgermi, essendo io fuori dalla sua visuale,&nbsp; avesse avuto una reazione di fastidio. Giunto presso mio padre, Fuffi lo \u201cchiam\u00f2\u201d delicatamente, appoggiando una sua zampetta sulla sua gamba, scodinzolando e guardandolo. Io mi aspettavo che scoppiasse il finimondo, ma dovetti istantaneamente ricredermi, con grande stupore, poich\u00e8 mio padre smise di leggere e, rivolto a Fuffi, sentii che gli chiese : \u201cE tu che vuoi, signorino ?\u201d, con una voce, stranamente, quasi divertita ; poi allung\u00f2 la mano e, con inaspettata delicatezza,&nbsp; gli fece una carezza, alla quale il nostro indimenticabile Fuffi rispose con una tenera leccata, accompagnata da un mugolio di gioia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Allora mi accadde di assistere, non visto, ad una scena che mi lasci\u00f2 come \u201cpietrificato\u201d, in preda ad una commovente, intensissima emozione, che non potr\u00f2 mai scordare. Fu come se dinanzi alla \u201cproposta d\u2019amore\u201d di Fuffi,&nbsp; improvvisamente&nbsp; mio padre si fosse letteralmente \u201csciolto\u201d ; lo sentii mormorare con una voce tenera, che non gli avevo mai udito :\u201dMa allora tu, anche se sei cos\u00ec piccolo, sei gi\u00e0 &nbsp;un grande filibustiere, eh ?\u201d ; poi, messo da parte il libro, egli, che fino a quel giorno non aveva mai neppure sfiorato il canino, lo prese in braccio sorridendo, &nbsp;ponendoselo sulle ginocchia ed accarezzandolo, mentre Fuffi continuava a scodinzolare, a&nbsp; mugolare e a leccargli le mani.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>La scena, cos\u00ec emozionante e ricca di profondissima, delicata affettivit\u00e0, si concluse infine in un tenerissimo quadro, che avrebbe fatto la gioia di un pittore \u201cintimista\u201d : Fuffi, sentendosi a quel punto&nbsp; accettato senza riserve, rimase beatamente accucciato sulle ginocchia di mio padre, mentre mio padre riprendeva a leggere il suo libro, sorridendo dolcemente e sfiorando con mano lieve ed amorevole la testolina del suo nuovo amico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>In quel momento mi sembr\u00f2 che due anime \u2013 quella di un piccolo cane, traboccante di un grande, gioioso bisogno di dare e ricevere amore, e quella di un uomo abitualmente \u201cin divisa\u201d, ma di cuore gentile e segretamente sensibile ai richiami pi\u00f9 autentici e pi\u00f9 belli della Vita \u2013 avessero deciso di incontrarsi, di svelarsi e di accogliersi reciprocamente, scoprendo inaspettatamente un legame, un\u2019affinit\u00e0, una possibilit\u00e0 di dialogo che, valicando gli angusti confini della parola, andava dritto al cuore, senza maschere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>E mi trovai ad essere quasi \u201cinvidioso\u201d del piccolo Fuffi, che con la limpida sicurezza del suo istinto aveva semplicemente ignorato l\u2019austera \u201cuniforme\u201ddi mio padre, per \u201cparlare\u201d direttamente al lato pi\u00f9&nbsp; profondamente segreto della sua personalit\u00e0, in un dialogo autentico ed immediato, che tante volte avrei desiderato ardentemente realizzare io con &nbsp;lui, scontrandomi sempre, per\u00f2, inesorabilmente, con gli arabeschi barocchi delle mie (o nostre ?) tortuose ed interminabili conflittualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Comunque, dinanzi a quella scena, cos\u00ec pervasa di arcane risonanze, mi ritirai in punta di piedi, in silenzio, col cuore colmo di commozione, quasi per non disturbare. Non ricordo per quanto tempo Fuffi e mio padre rimanessero in quella posizione,&nbsp; perch\u00e9 tornai ad immergermi totalmente nello studio, recando nell\u2019anima, per\u00f2, &nbsp;una serenit\u00e0 ed una leggerezza del tutto nuove, come se mi fossi \u201cliberato\u201d da un segreto tormento ed il mondo attorno a me avesse cominciato a girare in modo pi\u00f9 armonioso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Ma quel senso di gioiosa bellezza era destinato ad accrescersi ulteriormente quando, durante la cena, fra la meraviglia silenziosa e sorridente di tutti noi, vidi mio padre offrire per la prima volta qualche \u201cbocconcino\u201d a Fuffi, che gli si era messo vicino, con molta discrezione, scodinzolando in attesa ; poi, finita la cena, il nostro commosso stupore ormai non ebbe pi\u00f9 limiti, quand\u2019 egli, con voce tranquilla, annunci\u00f2 che quella sera desiderava uscire per fare \u201cquattro passi digestivi\u201d e quindi \u201c avrebbe provveduto lui a portar fuori il canino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quell\u2019 uscita, del tutto inaspettata, non rimase un caso eccezionale : da quel giorno in poi, mio padre e Fuffi divennero amici inseparabili, che si cercavano continuamente, con reciproca gioia, per fare interminabili passeggiate insieme, per giocare e persino \u201ccreare\u201d confusione, come accadde un giorno, in cui mio padre rincas\u00f2 con in tasca alcune palline di gomma, che aveva comprato appositamente per Fuffi, scatenando una vera festa di latrati, di salti e di corse nel corridoio di casa, cui partecip\u00f2 anche lui, come un bambino, senza preoccuparsi delle possibili reazioni del vicinato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Poi, quando venne la Primavera e mio padre, come ogni anno, ricominci\u00f2 ad usare per i suoi spostamenti la \u201cLambretta\u201d, che d\u2019inverno teneva custodita in un garage vicino a casa, Fuffi divenne il nuovo, pittoresco ospite dello scooter, poich\u00e9 mio padre gli insegn\u00f2 a starsene seduto sulla pedana anteriore, fra le sue gambe, ed inizi\u00f2 a portarlo quasi sempre con s\u00e9, nelle sue frequenti \u201cgirate\u201d pomeridiane per Firenze, soprattutto alle Cascine, al Piazzale Michelangelo, oppure a Fiesole, o \u201cfuori porta\u201d, in campagna : girate che egli faceva abitualmente &nbsp;per&nbsp; leggere i suoi libri o giornali all\u2019aria aperta, spesso assieme a mia madre, le quali, ben presto, si trasformarono anche in festose occasioni, che scatenavano puntualmente l\u2019incontenibile e rumorosa gioia del nostro piccolo amico, che aveva imparato subito a riconoscere ed a gradire l\u2019invito ad \u201candare in Lambretta\u201d anche lui, non appena mio padre ne faceva cenno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Quante volte, d\u2019Estate, quando in comitiva con amici di scuola mi recavo in bicicletta alle Cascine per giocare a pallone, mi accadde di \u201csorprendere\u201d mio padre seduto su una panchina, intento a leggere, con l\u2019inseparabile Fuffi accucciato accanto, oppure egli stesso \u201cscatenato\u201d allegramente nel prato, a tirare la palla al canino, che fra mille salti, latrati e piroette, gliela riportava ai piedi !<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Piccole scene indimenticabili, che quasi sempre non potevo contemplare senza avvertire una profonda nota di meraviglia, non riuscendo ancora, a quel tempo, a conciliarle con la dimensione autoritaria di mio padre, la quale, d\u2019altra parte, continuava ad essere sempre \u201cin agguato\u201d, pronta a manifestarsi quando c\u2019era qualcosa che urtava la sua suscettibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Solo il nostro piccolo Fuffi, evidentemente, era in grado di neutralizzare quel lato cos\u00ec problematico della sua personalit\u00e0, trasformando \u201cmiracolosamente\u201d mio padre in una persona mite, affettuosa, paziente, generosa, tollerante e persino giocosa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Assai pi\u00f9 tardi, negli anni della memoria, riandando a quel tempo ormai lontano, mi \u00e8 spesso accaduto di pensare che il nostro piccolo &nbsp;amico a quattro zampe aveva forse avuto lo straordinario potere di far rivivere a mio padre il suo \u201cpuer\u201d, cio\u00e8 la sua infanzia, che la morte precoce del nonno Giacomo, quand\u2019egli aveva appena undici anni, aveva probabilmente interrotto drammaticamente, obbligandolo a crescere in fretta, per nascondere altrettanto in fretta, dentro una severa divisa di giovane ufficiale, il ricordo di quell\u2019et\u00e0 favolosa, troppo presto infranta e oltraggiata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Nessuno, per\u00f2, sar\u00e0 mai in grado di scoprire a quali ancor pi\u00f9 profondi sviluppi sarebbe potuto pervenire il magico dialogo fra mio padre ed il suo&nbsp; \u201critrovato compagno d\u2019infanzia\u201d, perch\u00e8 la stupenda missione d\u2019amore attuata in questo mondo dal nostro indimenticabile Fuffi fu brutalmente stroncata, una mattina di Maggio del 1955, da un\u2019auto che lo invest\u00ec proprio sotto le finestre di casa nostra, uccidendolo quasi sul colpo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Da romantico pervicace quale continuo ad essere ancora oggi, a quasi settanta anni, mi \u00e8 sempre piaciuto pensare, nel tempo, con inarrestabile commozione, che quella carissima bestiola, venuta fra noi per irradiare Amore ed ingentilire cuori arcigni, recasse gi\u00e0 scolpita nel proprio destino la fatale, ma anche sublime necessit\u00e0 di non poter morire di tranquilla vecchiaia, ma solo inseguendo un sogno d\u2019Amore, ben pi\u00f9 adeguato alla sua natura di piccolo, appassionato \u201cspirito amante\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Da pi\u00f9 giorni, infatti, Fuffi, in pieno innamoramento primaverile, era attratto, ricambiato con giocoso entusiasmo, da una tenera barboncina che spesso veniva portata a spasso lungo il viale dove abitavamo, sul marciapiede opposto al nostro palazzo. Quella fatidica mattina, mentre mio padre ed io ci stavamo preparando per uscire, Fuffi trov\u00f2 la porta di casa semiaperta, poich\u00e8 mia madre, sul pianerottolo, stava parlando con una vicina, e senza che nessuno se ne accorgesse, si inoltr\u00f2 per le scale, trovando aperto anche il portone del palazzo. Proprio in quel momento, per fatalit\u00e0, la barboncina passava sull\u2019altro marciapiede, ed il suo affascinante richiamo indusse Fuffi a correre gioiosamente verso il suo amore, attraversando la strada : l\u00e0, in un attimo, con un grande, incredulo grido di dolore, egli divenne per tutti noi soltanto un dolce, commovente, mesto ricordo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Mio padre, dalla camera da letto che dava sul viale, fu il primo ad udire il tentativo di frenata dell\u2019auto ed&nbsp; il&nbsp; guaito lacerante&nbsp; di Fuffi ; e probabilmente fu anche il primo di noi a vedere dalla finestra ci\u00f2 che era accaduto. Ricordo che, mentre finivo di fare colazione in cucina, lo vidi comparire come un fantasma sulla soglia, pallidissimo ed agitato da un tremito incontenibile, per dirmi con voce spezzata : \u201cLuigi, vieni subito con me, \u00e8 successa una disgrazia a Fuffi!\u201d; quindi, con passo concitato entr\u00f2 nel soggiorno a prendere il cuscino di velluto sul quale Fuffi abitualmente se ne stava accucciato, e, in maniche di camicia ed ancora in pantofole, si precipit\u00f2 forsennatamente per le scale, seguito da me, che ero rimasto totalmente frastornato e smarrito dalla tragica notizia. Insieme corremmo angosciati al centro della strada, dove, attorno a Fuffi, sanguinante ed ormai immobile, si erano raggruppate, impietosite, un po\u2019 di persone mentre il traffico si era temporaneamente arrestato ; e l\u00ec, come in un sogno, vidi mio padre inginocchiarsi in silenzio accanto al \u201csuo\u201d canino, raccoglierlo con infinita, tenerissima delicatezza,&nbsp; adagiarlo con ogni cura sul cuscino, per poi avviarsi verso la clinica veterinaria che si trovava a poca distanza dalla nostra abitazione, stringendosi al petto il suo piccolo amico e tutto il suo grande dolore.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Io mi affiancai a lui piangendo e mentre, con passo concitato, ma ormai privi di speranza, &nbsp;percorrevamo insieme il breve tragitto che ci separava dall\u2019ambulatorio, sentii per la prima volta in vita mia che almeno in quel momento fra me e mio padre non c\u2019era pi\u00f9 alcuna barriera a separarci, ma ambedue eravamo divenuti due semplici uomini che un dolore terribile aveva strettamente accomunati in un\u2019intensa, disperata e silenziosa \u201cpietas\u201d dinanzi ad un irreparabile evento luttuoso. Questo sentimento di condivisione, cos\u00ec intensamente commovente, fece nascere in me, improvviso ed inarrestabile, il desiderio di circondare col mio braccio le spalle di mio padre, quasi ad abbracciarlo ; e durante quel mesto percorso, superando ogni ostacolo, mi trovai a compiere per la prima volta &nbsp;un gesto indimenticabile di vibrante unione con una persona che pi\u00f9 volte avevo temuto, tenendomene a distanza, ma che ora, paradossalmente, sentivo istintivamente di dover fraternamente consolare, pur essendo io stesso duramente affranto. Spesso, negli anni mi \u00e8 &nbsp;accaduto di pensare che quello, sicuramente, fu l\u2019ultimo indelebile messaggio d\u2019amore che il nostro Fuffi ci affid\u00f2, mentre ci lasciava.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Alla mia iniziativa mio padre rispose con mesto ma pronto slancio, stringendosi un po\u2019 di pi\u00f9 a me ;&nbsp; gir\u00f2 un attimo il suo viso verso il mio e poi volse gli occhi sul povero Fuffi, inerte sul cuscino, quasi ad indicarmelo, scuotendo sconsolatamente la testa&nbsp; : ed in quel momento io scoprii che egli stava piangendo ; un pianto dignitoso, composto, raccolto ; un pianto quasi senza manifestazioni esterne, ma segreto, profondamente intimo e silenzioso, nel quale mio padre forse racchiudeva tutta la sua segreta sofferenza nel veder svanire una seconda volta quel lato fanciullesco di s\u00e9, che il suo piccolo amico gli aveva permesso di rivivere per un breve periodo della sua vita ; un pianto nobilissimo, di amore puro, disinteressato, universale, senza tempo, nel quale, in un attimo del tutto irripetibile, io vidi schiudersi magicamente l\u2019essenza pi\u00f9 preziosa della sua anima.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Pi\u00f9 di cinquanta anni sono trascorsi ormai da quei dolorosissimi, ma anche sublimi istanti, nei quali un piccolo, indimenticabile cane mi fu maestro di imprevedibili scoperte sui lati pi\u00f9 segreti e pi\u00f9 profondamente umani di mio padre. Forse soltanto oggi, riandando, commosso, a quel tempo, sono in grado di cogliere, in tutta la sua pienezza, la straordinaria, travolgente forza dell\u2019invito alla Vita ed all\u2019Amore che il dialogo fra mio&nbsp; padre ed il suo canino, nel vibrante intreccio di gioia e dolore, lasciarono dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Una proposta affascinante, che io allora \u201csentii\u201d nel pi\u00f9 profondo del mio cuore con grandissima intensit\u00e0, senza riuscire tuttavia a tradurla ancora in un chiaro costrutto mentale, data la mia troppo giovane et\u00e0, la quale, attenuatosi lentamente il lutto per la perdita di Fuffi, avrebbe riportato ben presto il rapporto con mio padre a quel fluttuante conflitto fra amore ed \u201canimosit\u00e0\u201d, che ne aveva costituito da sempre il filo conduttore.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Eppure, negli anni successivi, fino alla mia giovinezza, non mancarono mai da parte paterna altri \u201csegreti messaggi\u201d d\u2019amore, che spesso mi giunsero inaspettati, di sorpresa, a gettarmi in pensosa e dolorosa dissonanza con me stesso (e primo fra tutti il &nbsp;\u201csuo\u201d fiero e nostalgico richiamo musicale di \u201cgentilhombre\u201d); ma io, forse come una specie di \u201cUlisse fra le Sirene\u201d, pur ascoltandone il suono attraente e misterioso, finivo tuttavia col rimanere sempre \u201clegato\u201d ai miei pregiudizi, che rendevano \u201csordi\u201d i miei sentimenti, anche se non riuscirono mai ad annullarli del tutto. Solo in seguito, nel forziere della memoria,&nbsp; avrei scoperto quali immensi tesori mio padre mi aveva via via lasciato in eredit\u00e0, al di l\u00e0 di tutte le mie resistenze e malgrado tutti i suoi autoritarismi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>E proprio qui, fra le pi\u00f9 commoventi ed inestimabili \u201csorprese\u201d, si colloca uno degli ultimi episodi della mia storia con lui, che risale al Giugno del 1962 : un episodio inizialmente di semplice quotidianit\u00e0, ma di quelli che poi, inaspettatamente, innalzano il cuore ad altezze vertiginose, e che io custodisco fra i miei pi\u00f9 cari ricordi con infinita, tenera cura, perch\u00e9 vi \u00e8 racchiuso un sublime \u201ctestamento\u201d ch\u2019egli mi lasci\u00f2, come se per qualche oscura premonizione sentisse gi\u00e0 l\u2019imminenza della propria fine.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dopo essermi laureato nel Marzo del 1961, nell\u2019Ottobre dello stesso anno avevo ricevuto il mio primo incarico di insegnamento. Non essendovi cattedre di Filosofia disponibili, ero stato mandato ad insegnare Lettere nella Scuola Media di Fucecchio, un paese distante circa quaranta chilometri da Firenze, per raggiungere il quale prendevo il treno tutte le mattine alle 6.30, ritornando a casa, quando non vi erano ritardi o impegni pomeridiani, verso le 14.30. Normalmente, a quell\u2019ora mio padre era a sua volta rientrato dall\u2019ufficio da poco ed era perci\u00f2 possibile pranzare tutti insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Il giorno di Giugno cui mi riferisco era uno degli ultimi prima della fine dell\u2019anno scolastico ; mentre, verso le 14, come di consueto, mi trovavo sull\u2019autobus urbano, di rientro a casa dalla stazione, con la borsa sotto il braccio e immerso nella lettura del giornale, passata Piazza Duomo, ebbi improvvisamente la sensazione che qualcuno alle mie spalle mi stesse guardando ; inizialmente non detti peso alla cosa, ma poi, permanendo insistentemente quell\u2019impressione, smisi di leggere il giornale e mi volsi, scoprendo che, poco distante da me, c\u2019era mio padre, che, un po\u2019 in ritardo rispetto ai suoi orari, doveva essere salito sul mio stesso autobus da poco, forse proprio in Piazza Duomo, la fermata pi\u00f9 vicina al Tribunale, dove egli era funzionario col ruolo di Capo Cancelliere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Dritto, nel suo elegante abito gessato a doppio petto, di colore marrone, egli mi stava effettivamente osservando in silenzio, pensoso, con un sorriso lieve, assai particolare e sfumato, dal quale mi sembr\u00f2 che trasparisse un intreccio di svariati sentimenti, dalla tenerezza, alla protettivit\u00e0, all\u2019orgoglio, alla nostalgia, all\u2019amore. Ricordo che quel sorriso mi stup\u00ec, mi avvolse e mi conquist\u00f2 immediatamente, rendendo subito magico quell\u2019incontro, al punto che mi sembr\u00f2, dopo pochi istanti, che il rumore dell\u2019autobus, il brusio degli altri passeggeri, il frastuono del traffico esterno quasi non esistessero pi\u00f9, come se tutto si fosse improvvisamente allontanato nello spazio e nel tempo, per lasciare in evidenza solo la figura di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Un po\u2019 emozionato per l\u2019inaspettato incontro, mi avvicinai a lui, sorridendo anche io per salutarlo, ed egli, guardandomi negli occhi, mi strinse il braccio con un gesto di intesa, che percepii pi\u00f9 come una carezza che come un semplice saluto. \u201cCiao Luigi!\u201d, mi disse con tono molto affettuoso, \u201clo sai che ti stavo guardando con grande interesse? Come passa il tempo, e, perbacco, come sei cambiato! Adesso, anche se sei ancora molto giovane, hai gi\u00e0 preso l\u2019aria di un vero signore, austero, intellettuale e riflessivo, proprio come si addice ad un professore\u2026Per\u00f2\u2026\u201d, e qui assunse un atteggiamento un po\u2019 aristocratico, complice e lievemente ironico ad un tempo, \u201c\u2026per fortuna, grazie a Dio, non hai l\u2019aspetto del modesto impiegato della scuola, che non potrei mai sopportare\u2026 ; anzi, mi sembra di rivedere in te, dietro la facciata professorale, quel piglio un po\u2019 fiero, nostalgico, romantico ed appassionato che avevo io, quando avevo la tua stessa et\u00e0\u2026\u201d. Tacque un attimo, come esitando ; poi, come se avesse deciso di confessarmi un suo segreto pensiero, prosegu\u00ec con un tono pi\u00f9 intenso : \u201cLo sai che in questo modo mi assomigli molto?&#8230; magari in meglio\u2026 perch\u00e9 forse sei un po\u2019 meno \u2026 impulsivo e \u2026 testamatta di quanto lo fossi io, quando ero giovane come te !\u201d. Quindi, fattosi improvvisamente pi\u00f9 serio ed assorto, &nbsp;quasi come se volesse parlare anche a se stesso e ad un proprio remoto passato, aggiunse con un sottile velo di amarezza : \u201cMa per me i tempi erano altri ; tiravano sempre venti di guerra e spesso si doveva indossare la divisa, per inseguire chiss\u00e0 quale vano sogno di gloria\u2026! \u2026col&nbsp; risultato, poi, che da quella divisa era sempre pi\u00f9 difficile liberarsi, perch\u00e9 ti rimaneva incollata addosso come una specie di \u2026maledizione, anche se era\u2026 affascinante \u2026 e ti dava stile e autorit\u00e0\u2026\u201d, e qui il suo sguardo, per un attimo, vag\u00f2 verso lontani orizzonti, quasi con una sottile vena di nostalgia ; poi, come scuotendosi e rientrando immediatamente nel presente, riprese a dire con energia : \u201cMa &nbsp;ora, invece, bisogna pensare seriamente a ricostruire, piuttosto che perdersi ancora dietro chimere che seminano soltanto illusioni, violenza e guerre \u2026!\u201d. Di nuovo tacque ; quindi, subito, come pervaso da un lieto pensiero, riprese a guardarmi, sorridendomi con amorevole orgoglio e mi disse : \u201cPer\u00f2, fortunatamente mi rimane la soddisfazione di aver lavorato bene, perch\u00e9 ho fatto di te e di Giacomo due educatori, e penso che il mondo, oggi, abbia profondamente bisogno di persone come voi, anzich\u00e9 coltivare nuovi guerrieri \u2026; forse, solo cos\u00ec, dopo tante avventure e disavventure, potr\u00f2 ritirarmi dalla scena in pace, quando verr\u00e0 il mio momento \u2026e tu \u2026\u201d aggiunse quasi mestamente, ma sempre sorridendo e&nbsp; stringendomi nuovamente il braccio, \u201cricordati sempre di tuo padre \u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Pi\u00f9 volte, negli anni, ho benedetto con tutto me stesso quell\u2019incontro eccezionale, che le parole brevi ed assolutamente inaspettate di mio padre avevano sottratto ad ogni quotidiana casualit\u00e0, per farne un evento da scolpire e conservare nel pi\u00f9 profondo dell\u2019anima. Mentre egli parlava sentii progressivamente attivarsi dentro di me un turbinio di pensieri e di palpitanti emozioni, che, con un crescendo inarrestabile, mi crearono una sorta di indefinibile, strano e commosso smarrimento, come si prova dinanzi ad una scoperta in grado di scuotere anche le nostre pi\u00f9 solide convinzioni.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Sicuramente, mai prima d\u2019allora egli si era lasciato andare a parlare con me in quel modo cos\u00ec confidenziale e profondamente ricco di chiaroscuri emotivi continuamente cangianti ; &nbsp;mai egli aveva fatto cenno, in modo cos\u00ec potentemente rivelatore ed umano, al \u201cdramma\u201d&nbsp; del suo rapporto con la divisa : quella \u201cdivisa\u201d che per tanti anni aveva costituito il pi\u00f9 tormentato e cruciale ostacolo alle nostre possibilit\u00e0 di dialogo, e che ora egli mi presentava da un lato quasi come un fastidioso ingombro imposto dai tempi, del quale, forse, avrebbe volentieri fatto a meno, mentre per un altro lato me ne sottolineava l\u2019irresistibile, conflittuale attrattiva che lo aveva reso, infine, un aristocratico \u201cuomo d\u2019azione\u201d ; ma, soprattutto, mai &nbsp;come in quell\u2019occasione, egli aveva confessato in maniera cos\u00ec tenera, fiera e scoperta tutto il suo orgoglioso amore per me e per mio fratello.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Un amore profondamente forte e generoso, in nome del quale, egli, da autentico, nobile \u201cgentilhombre\u201d qual era sempre stato, adesso era disposto a ritrarsi dal suo percorso esistenziale di \u201cuomo d\u2019azione\u201d d\u2019altri tempi, non per dissolversi malinconicamente nelle foschie del rimpianto, ma per sentirsi gioiosamente \u201crinascere\u201d nei propri figli, &nbsp;nuovi \u201cuomini di pensiero\u201din un mondo nuovo, alla ricerca di nuovi valori. Questa percezione della \u201ccontinuit\u00e0\u201d della propria vita nella \u201ctrasformazione\u201d dei tempi e nel susseguirsi delle generazioni era il messaggio pi\u00f9 autentico e pi\u00f9 struggente che in quello straordinario incontro mio padre fece entrare nella mia anima, come una sorta di mirabile \u201clascito ereditario\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>In quegli stupendi istanti, nei quali non potevo che essere ascoltatore &nbsp;entusiasta &nbsp;e rapito dallo stupore dinanzi al suo discorso, avvertii come ogni distanza fra noi si fosse ormai come annullata, e sentii potentemente che ambedue&nbsp; eravamo protagonisti complementari di un medesimo romanzo, la cui trama, come un fiume maestoso, scorreva compatta ed armoniosa nel tempo, in una mirabile processione di personaggi, ognuno dei quali, come in un\u2019aurea catena, aveva il compito quasi sacro di trasmettere vita e significato a tutti coloro che sarebbero venuti dopo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Nel frattempo, l\u2019autobus era giunto alla nostra fermata ed io, dopo brevi attimi,&nbsp; mi trovai come imbarazzato a camminare in silenzio a fianco di mio padre, col cuore in tumulto per l\u2019intensa commozione che in quel momento mi negava l\u2019uso della parola. Giunti tuttavia al portone di casa nostra, mio padre si arrest\u00f2, come se si fosse ricordato improvvisamente di qualcosa, e mi disse sorridendo : \u201cAspetta Luigi ; &nbsp;perch\u00e9 prima di salire a casa non festeggiamo questo nostro incontro con un aperitivo ? Vieni, &nbsp;concediamoci un Martini !\u201d e, con fare molto signorilmente confidenziale ed affettuoso, mi prese sottobraccio, dirigendosi verso il bar-pasticceria vicino al nostro palazzo, dove, prima di ordinare la consumazione, mi guard\u00f2 in modo quasi scherzoso, chiedendomi : \u201cA proposito, ti va il&nbsp; Martini ?\u201d ; a quel tempo, in verit\u00e0, non ero ancora abituato agli aperitivi, tuttavia risposi affermativamente, cercando di ostentare la maggiore noncuranza possibile, come se fossi un abituale ed esperto &nbsp;consumatore di alcolici \u2026 Mio padre mi guard\u00f2 divertito, in modo complice e sornione, ridendo, e, dopo avere ordinato, mi propose un brindisi al quale aderii subito, con entusiastico ed orgoglioso slancio : ed in quel momento, mentre osservavo l\u2019aristocratica &nbsp;gestualit\u00e0 da raffinato ed antico \u201cuomo di mondo\u201d con la quale egli maneggiava il suo bicchiere, sorseggiando il suo Martini ed accompagnandolo con la classica oliva verde, fu come se il tempo e la mia memoria si dilatassero, percorrendo una lunga traiettoria a ritroso ; e mi ricordai di un lontano giorno d\u2019Estate del 1946, quando mio padre, dopo avere difeso la mia dignit\u00e0 di bambino di dieci anni, ferita da squallidi prepotenti, mi aveva trasmesso tutta la sua forza,&nbsp; il suo coraggio ed il suo amore, ridonandomi il&nbsp; sorriso della sicurezza, mentre mi invitava a consumare un gelato con lui, quasi a siglare, con un tocco di indimenticabile dolcezza, una indelebile promessa di protezione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Adesso, dopo tanti anni, il tempo, nella sua magica rotondit\u00e0, ci faceva nuovamente trovare insieme, questa volta a condividere un brindisi in una cornice del tutto nuova, dove un anziano, ma ancor fiero ufficiale gentiluomo, consapevole del tramonto di un\u2019epoca di divise e di bellici clamori, \u201cconsegnava\u201d tutto il proprio antico spirito battagliero ad un figlio, giovane professore, sulla cui crescita egli aveva da sempre silenziosamente ed amorevolmente vegliato, perch\u00e9 questi, a sua volta, continuasse a far vivere tutto quell\u2019ardore in un &nbsp;appassionato &nbsp;progetto di educazione all\u2019amore, alla pace, al dialogo ed alla tolleranza, da proporre in futuro ad altre nuove generazioni di figli.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Momento di immensa solennit\u00e0, nel quale gli anni, in modo sempre pi\u00f9 chiaro, &nbsp;mi avrebbero fatto sentire intensamente, fino alle lacrime, che mio padre, al di l\u00e0 di tutti i contrasti che avevano tormentato dolorosamente il nostro rapporto fino ad allora, in quel giorno irripetibile era entrato anch\u2019egli, per sempre, ormai, a far parte degli indimenticabili, sublimi maestri della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em>Sette mesi dopo quel memorabile incontro, egli sarebbe scomparso dopo breve malattia. Oggi, non mi interessa pi\u00f9 cercare di conciliare gli opposti lati della sua affascinante personalit\u00e0, sforzandomi di costruire \u201cponti\u201d impossibili ; forse non sarebbe neppure giusto. Mi basta soltanto che egli sia stato cos\u00ec, come io lo ricordo e come ne porto l\u2019immagine incastonata dentro il mio cuore : interlocutore di un dialogo che, se non fu del tutto possibile quando egli era ancora in vita, ora prosegue senza fine nel libro della memoria, con le note lontane della <em>\u201cFantasia para un gentilhombre\u201d<\/em>, la musica che egli ha lasciato indelebilmente nella mia anima, e che&nbsp; ancora accompagna i miei giorni.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-resized\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"956\" height=\"645\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-297\" style=\"width:700px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto1.png 956w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto1-300x202.png 300w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto1-768x518.png 768w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto1-400x269.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">Continua a leggere \u27f6 <a href=\"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=549\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=549\">MIO FRATELLO<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una musica che per molto tempo ha riempito la mia mente ed&nbsp; accarezzato la mia anima, fin da quando, giovane studente universitario, l\u2019ascoltai per la prima volta alla fine&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":297,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":{"0":"post-290","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-luigi-adamo"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/290","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=290"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/290\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":660,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/290\/revisions\/660"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/297"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}