{"id":288,"date":"2020-04-12T20:36:13","date_gmt":"2020-04-12T20:36:13","guid":{"rendered":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=288"},"modified":"2025-02-10T19:07:55","modified_gmt":"2025-02-10T19:07:55","slug":"mia-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=288","title":{"rendered":"Mia madre"},"content":{"rendered":"\n<p>Mia Madre \u00e8 stato il primo, meraviglioso <u>Maestro<\/u> della mia vita, non solo per l\u2019Amore profondissimo ed incondizionato col quale ha accolto ed accarezzato sempre, con tenera discrezione, la mia presenza nel mondo, da lei intensamente desiderata in et\u00e0 non pi\u00f9 giovanissima ; ma, soprattutto per la sua inestinguibile forza di <u>trasformare il dolore in sorriso<\/u> , con naturale, luminosa e spontanea signorilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Questo suo tratto adamantino, che ella ha conservato sempre integro, non solo dinanzi alle sofferenze che la vita non le ha risparmiato, ma anche quando la malattia finale che l\u2019ha condotta alla morte aveva brutalmente malmenato il suo corpo, senza peraltro scalfire la sua anima, \u00e8 rimasto &nbsp;per me, negli anni, &nbsp;come un suadente \u201cinvito\u201d, un insegnamento, una traccia da seguire, una porta da spalancare sulla Vita (<u>perch\u00e9 \u00e8 il sorriso che apre alla Vita<\/u> !), un antidoto contro ogni paura, <u>una mano lieve, che ancora oggi, mi accorgo, tiene dolcemente la mia<\/u> , infondendomi forza, pace e speranza, quando talvolta mi avvolge la penombra del dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nella mia memoria, ma, soprattutto, nel mio cuore sono racchiusi ormai indelebilmente alcuni emblematici episodi di quando ero piccolo, &nbsp;che, a ripensarli nel tempo, hanno trasformato quel sorridente e sognante \u201ctenermi per mano\u201d di mia madre, da semplice gesto amorevole, che le era abituale, a simbolo sublime del legame che poi ha continuato ad unirci per tutta la vita,&nbsp; ben oltre la sua morte.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"956\" height=\"645\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-298\" style=\"width:717px;height:484px\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto2.png 956w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto2-300x202.png 300w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto2-768x518.png 768w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto2-400x269.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando ho cominciato ad aprire i miei occhi di bambino sul mondo, a Mazara del Vallo, la citt\u00e0 di mio padre, ho trovato la guerra ; c\u2019era una minacciosa batteria antiaerea montata sul lungomare, non lontano dalla bianca palazzina dove abitavo ; poi c\u2019erano gli sguardi preoccupati dei \u201cgrandi\u201d (zii, zie ed altri parenti vicini e lontani), che scrutavano il mare e parlottavano fra loro di possibili attacchi da parte di un \u201cmisterioso nemico cattivo\u201d, che poteva, da un momento all\u2019altro, farci del male, oppure distruggerci completamente. Mio padre non c\u2019era \u201ca difendermi\u201d, perch\u00e9 era andato a combattere quel \u201cbrutto nemico\u201d in una terra lontana, che si chiamava \u201cSomalia\u201ded io non avevo avuto neppure il tempo di \u201cconoscerlo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma c\u2019era anche tutta la meraviglia di quel mare sconfinato, limpido, solare, pieno di voci impetuose o di segreti sussurri, che si apriva dinanzi a me ed alla mia fantasia di \u201cpiccolo viaggiatore precoce\u201d, quale io diventavo, quando mia madre, <u>tenendomi per mano<\/u>, mi invitava ad ammirare quella immensit\u00e0, dalla terrazza mediterranea della nostra candida casa, mostrandomi, sorridente e giocosa, qualche vela all\u2019orizzonte, fra il volo arabescato dei gabbiani, oppure parlandomi di una terra lontana che si chiamava \u201cLibia\u201d, al di l\u00e0 di quel mare, con una grande, bianca citt\u00e0 di nome \u201cTripoli\u201d, dove lei era nata : ed io la ascoltavo e la guardavo rapito, come se fosse una creatura speciale, proveniente da un altro pianeta ed amavo attraverso i suoi grandi occhi luminosi tutto ci\u00f2 che i miei piccoli occhi scoprivano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E poi c\u2019era l\u2019incanto degli immensi cieli stellati e della luna, che, sempre da quella magica terrazza, inondavano, anch\u2019essi, di celesti geometrie i miei occhi di bambino sempre stupito e &nbsp;curioso, e mi facevano desiderare la notte, quando mi addormentavo sorridente accanto a mia madre, accarezzato anche dalle stelle, che continuavo ad intravedere dalla porta-finestra della mia stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Per non parlare, poi, delle serate indimenticabili, in cui quella terrazza, illuminata dalla luna, si riempiva di voci, di canti e di suoni, quando mio fratello Giacomo, che suonava la fisarmonica,&nbsp; vi si riuniva con alcuni dei suoi amici, che portavano chitarre e mandolini, per cantare e sorridere tutti insieme, eseguendo canzoni che a me, bambino gi\u00e0 istintivamente sensibile al fascino della musica, sembravano come tante dichiarazioni d\u2019amore a quel mondo di favola che mi avvolgeva, specialmente se anche mia madre, come talvolta accadeva, si univa a quel concerto, rendendolo ancora pi\u00f9 prezioso e gentile col gioiello arcano della sua voce di fiaba.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In quei momenti, la \u201cguerra dei grandi\u201d mi sembrava assai distante e mi appariva persino come una \u201cbrutta\u201d invenzione di adulti severi, studiata appositamente per \u201cintimorire\u201d e \u201c domare\u201d bambini troppo vivaci e capricciosi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma purtroppo non era cos\u00ec. Una mattina d\u2019estate, piena di sole, proprio mentre, fantasticando, correvo, sulla terrazza con la mia piccola automobile a pedali &nbsp;dopo aver fatto colazione con la mamma, il misterioso nemico di cui parlavano i grandi si fece improvvisamente e terribilmente vivo. Suoni laceranti di sirene, che offendevano brutalmente ogni forma di compostezza e che mi fecero trasalire repentinamente, ne preannunciarono minacciosamente l\u2019arrivo, mentre uomini in divisa grigio-verde, in lontananza, correvano concitati verso i cannoni della batteria antiaerea.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Subito, mia madre e mio fratello si precipitarono in terrazza per portarmi via ; mia madre mi prese in braccio, stringendomi a s\u00e9 e dicendomi, un po\u2019 ansimante, di non preoccuparmi, e tutti uscimmo dal retro della casa, fuggendo come colombe smarrite, assieme ad altre persone di case vicine, verso il liceo poco distante (dove mio fratello aveva conseguito la maturit\u00e0), nel cui sottosuolo era stato predisposto un \u201crifugio\u201d, con tanti sacchetti di sabbia alle pareti. Molte persone gridavano e si chiamavano a vicenda con voce stridula, terrorizzata e singhiozzante, ed io, in quel groviglio di laceranti disarmonie, conobbi per la prima volta la paura, stringendomi disperatamente a mia madre e nascondendomi fra le sue braccia accoglienti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Poi, come ad un improvviso, imperioso segnale, tutto fu silenzio ed il nemico si fece sentire con un cupo rombo di aerei in avvicinamento, al quale subito rispose il terribile fragore delle cannonate che la batteria antiaerea cominci\u00f2 ad indirizzare contro quella invasione. In quell\u2019assordante uragano di colpi che faceva battere forte il mio cuore e tremare le pareti del rifugio, qualcuno grid\u00f2 che fra poco sarebbero arrivate le bombe degli aerei a distruggerci, ed io mi sentii perduto e solo, chiusi gli occhi e fui preso da un tremito incontenibile, che mi agitava tutto e mi faceva battere i denti, come se fosse tornato improvvisamente l\u2019inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma ad un tratto, proprio al culmine di quel disperato e scomposto disordine che stava inesorabilmente sopraffacendomi, <u>sentii una mano leggera prendere dolcemente la mia<\/u> &nbsp;; aprii gli occhi e vidi mia madre che mi guardava e mi sorrideva con una strana e straordinaria serenit\u00e0, come se tutta quella imminente fine del mondo la sfiorasse appena. \u201cNon aver paura, Gigetto \u2013 mi sussurr\u00f2 -, quando la mamma ti tiene &nbsp;per mano, nessuno &nbsp;potr\u00e0 mai farci del male\u201d : ed io mi sentii rinascere, come se la tenera mano di mia madre mi avesse veramente portato assai lontano da quell\u2019inferno di scoppi e di grida, trasmettendomi una nuova, strana energia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Poi, come in una magica eco alle parole di mia madre, improvvisamente i cannoni tacquero, mentre il rombo degli aerei nemici si perdeva sempre pi\u00f9 in lontananza e, poco dopo, le sgraziate sirene annunciavano la fine dello stato d\u2019allarme, permettendoci di uscire finalmente all\u2019aperto sani e salvi, ma ancora pallidi e tremanti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Mazara del Vallo era stata risparmiata dalle bombe, come appresi pi\u00f9 tardi dai discorsi dei grandi, perch\u00e9 gli aerei nemici erano diretti su di un altro obbiettivo e si erano limitati soltanto a sorvolare la citt\u00e0 : ma nel mio cuore di bambino, da quel giorno terribile, si insedi\u00f2 sempre pi\u00f9 solidamente la segreta convinzione che, in realt\u00e0, fosse stata la forza del sorriso e della mano di mia madre ad allontanare ogni pericolo, come se quel dolcissimo intreccio d\u2019amore fra le sue e le mie dita avesse creato un &nbsp;ponte incantato, che mi aveva permesso di abbandonare il territorio della paura per inoltrarmi, sicuro, nell\u2019accogliente giardino della pace.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dopo quell\u2019episodio, infatti, &nbsp;io mi sono trovato ad \u201cattraversare\u201d tutta la guerra sempre a contatto con quella mano meravigliosa che sfiorava la mia, infondendomi amore, speranza, serenit\u00e0 e coraggio : da quando dovetti separarmi, con un infinito senso di tristezza nel cuore, dalla mia amata terrazza \u201cdel sole e della luna piena\u201d, perch\u00e9 le autorit\u00e0, di l\u00ec a poco, ci obbligarono a cambiare alloggio, essendo la nostra bianca casa entrata a far parte di una pericolosa \u201czona di operazioni militari\u201d, a quando arriv\u00f2 la triste notizia che mio padre era prigioniero degli Inglesi ed era stato trasferito in una terra lontana che si chiamava \u201cKenya\u201d, a quando, ancora, abbandonammo definitivamente la mia diletta Sicilia e, con essa, l\u2019intera mia prima infanzia, sotto la guida di uno zio, marito di una sorella di mia madre, per \u201crifugiarci\u201d a Firenze, dove abitavano alcuni lontani parenti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Una sorta di \u201codissea\u201d, irta di pericoli e di disagi, che, nella nostra nuova e scomoda identit\u00e0 di \u201csfollati\u201d, ci obblig\u00f2 a \u201cgirovagare\u201d per un\u2019Italia tormentata e dilaniata da una guerra che svelava continuamente le sue assurdit\u00e0 incomprensibili ai miei fragili occhi di bambino, e che di l\u00ec a poco si sarebbe ulteriormente inasprita, diventando una ancor pi\u00f9 crudele \u201cguerra civile\u201d, come sentii che la chiamavano i grandi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Eppure, anche questo doloroso \u201c percorso di guerra\u201d, che non risparmiava &nbsp;scenari di paura al mio sguardo infantile molto spesso smarrito, mai riusc\u00ec a scalfire del tutto le sicurezze che la presenza e <u>l\u2019accogliente mano<\/u>&nbsp; di mia madre continuavano a trasmettermi anche nei momenti pi\u00f9 difficili.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In questa nuova fase della mia vita, infatti, mi balza ben vivido nella memoria un altro episodio, che vissi con mia madre nella primavera del 1943 e che considero ancora oggi, con grande commozione, come una delle \u201cfavole\u201d pi\u00f9 belle della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Eravamo finalmente giunti a Firenze verso la fine del 1942 , ma i parenti presso i quali avremmo dovuto appoggiarci avevano abbandonato provvisoriamente la citt\u00e0, pi\u00f9 esposta al rischio dei bombardamenti, per rifugiarsi in campagna. Noi li seguimmo, dapprima a Reggello, un paese distante una quarantina di chilometri da Firenze, dove fummo ospitati provvisoriamente, come accadeva agli \u201csfollati\u201d, presso una fattoria ; poi ci separammo da loro e, tramite le autorit\u00e0 che seguivano e organizzavano i movimenti degli sfollati, trovammo sistemazione un po\u2019 pi\u00f9 stabile in un\u2019altra sede, Scarperia,&nbsp; un paese sempre in provincia di Firenze, nella campagna del cosiddetto \u201cMugello\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In quel paese, che ancora oggi vado spesso a rivisitare con animo emozionato, ricolmo d\u2019antichi ricordi, mi inserii con entusiasmo, trovando affettuosa accoglienza da parte di altri bambini della mia stessa et\u00e0 e riprendendo in modo pi\u00f9 continuativo la frequenza della scuola elementare, che avevo gi\u00e0 iniziato a Mazara del Vallo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Da Scarperia, mia madre scendeva a Firenze ogni mese, per recarsi alla Tesoreria della Banca d\u2019Italia, vicino a Piazza Duomo, ove riscuoteva una piccola somma che lo Stato erogava ai familiari di tutti i capi-famiglia che si trovavano al fronte, oppure erano prigionieri di guerra, come nel caso di&nbsp; mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In quella occasione, che attendevo sempre con gioiosa trepidazione, la mamma accettava che io \u201csaltassi\u201d un giorno di scuola : mi faceva indossare il vestitino \u201cdelle feste\u201d e mi portava immancabilmente con s\u00e9, sulla vecchia e sgangherata corriera che faceva servizio fra Scarperia e Firenze ; e quel \u201cviaggio\u201d di circa trenta chilometri, che il decrepito, ansimante autobus impiegava un\u2019eternit\u00e0 a compiere,&nbsp; assumeva per me una indimenticabile fisionomia favolosa e \u201cghiotta\u201d, soprattutto perch\u00e9 la mamma, ogni volta, dopo avere ricevuto quel po\u2019 di denaro che le spettava, mi conduceva per mano, con una incantevole aria di sorridente complicit\u00e0, in una grande pasticceria di Piazza Duomo, dove mi invitava a scegliere una pasta dolce, che concedeva anche a se stessa, fra le tante che, malgrado le restrizioni della guerra, facevano bella e gustosissima mostra di s\u00e9, sul banco di quell\u2019elegante ed \u201caristocratico\u201d negozio. Per dir la verit\u00e0, io avrei voluto \u201cdivorarne\u201d molte, con inarrestabile avidit\u00e0, ma i nostri pochi soldi, come mi diceva allegramente mia madre, accarezzandomi con tenerezza, non ci concedevano che un solo, piccolo \u201ccapriccio\u201d, ed era gi\u00e0 molto; per cui, dopo aver scelto con cura la nostra \u201cleccornia\u201d, la assaporavamo a piccoli bocconi, lentamente, perch\u00e9 durasse pi\u00f9 a lungo possibile, guardandoci col sorriso negli occhi : ed io, in quel momento, mi sentivo come un piccolo principe, accanto alla mamma pi\u00f9 bella del mondo, mentre la guerra era nuovamente lontana \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Poi, con passo leggermente \u201cvagabondo\u201d, aggirandoci un po\u2019 come \u201cturisti\u201d di tempi di pace &nbsp;fra la meraviglia degli armoniosi palazzi e delle chiese del centro di Firenze, che sorprendevano la mia immaginazione di bimbo e sui quali mia mamma, tenendomi per mano, non mancava mai di darmi informazioni con cristallina e suggestiva semplicit\u00e0, ci avviavamo alla piazza da dove la vecchia corriera ci avrebbe riportato al nostro paese.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ora, un giorno di primavera, accadde che questo nostro \u201csognante\u201d passeggiare \u201cfuori dal tempo\u201d dovesse scontrarsi bruscamente con una \u201crealt\u00e0\u201d che di colpo ci ricondusse al presente ed alla sua brutale precariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Giunti alla piazza dov\u2019era il capolinea della corriera, notammo una certa agitazione ; il veicolo era vuoto e i passeggeri, tutti a terra, si accalcavano attorno all\u2019autista, discutendo animatamente con lui e protestando con grandi manifestazioni di disappunto. Dopo esserci avvicinati all\u2019animato capannello di persone, apprendemmo che tutte le corse della corriera erano state sospese, non solo per quel giorno, ma, forse, anche per i successivi, poich\u00e9 sulla Via Bolognese ( proprio la strada per Scarperia !) era in corso un intenso movimento di mezzi militari e si temevano incursioni aeree.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"654\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bus.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-295\" style=\"width:768px;height:491px\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bus.jpg 1024w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bus-300x192.jpg 300w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bus-768x491.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando realizzai che in pratica saremmo rimasti \u201cbloccati\u201d a Firenze, senza alcun punto di appoggio e nell\u2019impossibilit\u00e0 di dare notizie sulla nostra situazione specialmente a mio fratello Giacomo (che abitualmente, quando noi venivamo a Firenze, rimaneva a Scarperia, impegnato com\u2019era in un piccolo lavoro di disegno tecnico, che svolgeva per conto di un ingegnere del luogo), io cominciai ad impaurirmi e a guardare smarrito mia madre : e la mia paura si accrebbe ulteriormente quando vidi che anche lei era rimasta repentinamente sorpresa, disorientata e perplessa dinanzi a quell\u2019improvviso ostacolo ; il mio cuore cominci\u00f2 a battere forte, i miei occhi si riempirono di lacrime e mi sentii istintivamente \u201cperduto\u201d, come gi\u00e0 era accaduto in Sicilia, sotto il rombo degli aerei nemici. Adesso non ero pi\u00f9 il \u201cpiccolo principe\u201d della sontuosa&nbsp; pasticceria, ma, nuovamente, un povero, fragile bambino inerme, tormentato da eventi schiaccianti, assolutamente pi\u00f9 grandi di lui\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Lentamente, la piazza dov\u2019era rimasta posteggiata la corriera&nbsp; e dove fino a poco prima si erano intrecciate vivaci e rumorose proteste, cominci\u00f2 a svuotarsi ; le persone se ne andarono borbottando impotenti, e dopo un certo tempo quel luogo&nbsp; rimase desolato e quasi deserto, attraversato solo da passanti frettolosi ed indifferenti dinanzi al <u>mio<\/u> personale \u201cdramma\u201d, che attanagliava e faceva battere sempre di pi\u00f9 il mio piccolo cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nel frattempo mia mamma era rimasta accanto a me in silenzio, seria e tutta immersa nei propri&nbsp; pensieri ; ed io mi trovai in palpitante e struggente attesa di una sua decisione, mentre la guardavo, cercando di trattenere le lacrime e di leggere nel suo viso e nei suoi grandi occhi un segnale che placasse la mia inquietudine.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E quel segnale benedetto, infine, non si fece pi\u00f9 attendere : vidi ad un certo punto il viso di mia madre rischiararsi, i suoi occhi riprendere la consueta, scintillante vivacit\u00e0 ed il sorriso tornare ad illuminare il suo amorevole volto. \u201cBene, Gigetto, \u2013 mi disse dolcemente \u2013 se la corriera oggi non parte, noi ci avvieremo lo stesso verso Scarperia, &nbsp;<u>a piedi<\/u> : ci sono ancora tante ore di sole e vedrai che qualcuno, per la strada, ci dar\u00e0 un passaggio\u201d. Cos\u00ec dicendo, con un gesto di incantevole armonia, tir\u00f2 fuori dalla sua borsetta il bicchierino d\u2019argento che portava sempre con s\u00e9, per quando avevo sete (bicchierino che custodisco ancora gelosamente, fra i ricordi pi\u00f9 cari e preziosi della mia vita), mi invit\u00f2 a bere alla fontana che si trovava nella piazza, si pieg\u00f2 un attimo per accomodarmi la camicetta ed il gilet ricamato che indossavo sui pantaloncini corti, mi sorrise con infinito amore, facendomi una carezza sulla guancia ; <u>poi mi porse la sua indimenticabile mano<\/u>&nbsp; ed insieme ci avviammo verso la Via Bolognese, per le strade di una Firenze semideserta, dato che ormai si avvicinava l\u2019ora di pranzo : lei nel suo semplice, ma elegante abito primaverile a fiori, io nel mio vestitino festivo, come se stessimo andando a fare una passeggiata \u201cfuori porta\u201d, in una qualsiasi domenica di tempo di pace \u2026e la guerra, in quel momento, fu nuovamente lontana \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma per poco : quando la nostra \u201cpasseggiata\u201dci port\u00f2 all\u2019imbocco della Via Bolognese, un minaccioso frastuono di autocarri militari, specialmente tedeschi, aggred\u00ec subito le mie orecchie, ed io cominciai di nuovo a sentirmi smarrito, anche se, osservando mia madre, la vedevo serenamente determinata a procedere senza esitazione e senza perdere mai il desiderio di sorridermi di quando in quando, stringendomi la mano per infondermi coraggio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando ci inoltrammo per la strada, mia madre cominci\u00f2 a fare qualche cenno&nbsp; a tutte le macchine&nbsp; e camion &nbsp;che passavano, nella speranza che qualcuno si fermasse a \u201craccoglierci\u201d : ma scoprimmo subito che la cosa era molto pi\u00f9 difficile del previsto, poich\u00e8 &nbsp;la maggior parte dei veicoli erano militari, e le poche auto di\u201ccivili\u201d che ogni tanto transitavano, utilizzando lo spazio ristretto che gli autocarri dell\u2019esercito lasciavano libero, tiravano di lungo senza neppure notarci. Pi\u00f9 volte accadde che fosse proprio qualche autocarro militare a rallentare, accostandosi a noi ; ma gli autisti in divisa, magari visibilmente inteneriti alla vista di quella strana coppia, \u201csperduta\u201de solitaria, forse un po\u2019 fuori dal tempo, si sporgevano dal finestrino per dirci immancabilmente, con dispiacere, che non potevano prendere civili a bordo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nel frattempo, noi continuavamo a camminare, e&nbsp; lo facemmo a lungo, senza che i cenni&nbsp; che mia madre ripeteva con dolce ostinazione &nbsp;&nbsp;ottenessero i risultati sperati. Allora la mia immaginazione cominci\u00f2 lentamente ad agitarsi con crescente concitazione e Scarperia inizi\u00f2 ad apparirmi progressivamente come una meta ormai irraggiungibile, che si allontanava sempre di pi\u00f9, inesorabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ad un certo punto, il mio passo, via via che la delusione cresceva assieme all\u2019inquietudine, si fece &nbsp;sempre pi\u00f9 incerto ed esitante ; quel tormento mi apparve sempre pi\u00f9 insostenibile ; mi sentii sperduto ed esposto ad insormontabili pericoli ed infine, all\u2019ennesimo, vano passaggio di un camion,&nbsp; scoppiai &nbsp;in un pianto dirotto e disperato, fermandomi e rifiutandomi di proseguire, con il cuore in pieno tumulto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Al mio pianto improvviso, anche mia madre si ferm\u00f2 e, accarezzandomi i capelli e le guance, mentre mi guardava con tenerezza intensissima,&nbsp; col volto illuminato dal suo dolce sorriso di perla, mi fece sedere su di un muricciolo, in un piccolo slargo della strada, da dove, dalla via Bolognese, si vede il bellissimo panorama della vallata del Mugnone e, sull\u2019altro versante, della collina di Fiesole, col convento di S.Francesco sulla vetta : un angolo di pace e di bellezza, dove ancora oggi, nonno ormai anziano, mi fermo immancabilmente, commosso e pervaso dai ricordi, &nbsp;quando mi reco al cimitero di Trespiano, qualche chilometro oltre, per portare fiori, amore e riconoscenza eterna sulla sua tomba, dove lei riposa da pi\u00f9 di trenta anni accanto a mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u201cPiangi Gigetto, piangi mio tesoro ; hai ragione ; ma non devi disperarti cos\u00ec \u2013 mi sussurr\u00f2 con voce palpitante di commozione -. Senti : quando la maestra, a scuola, ti d\u00e0 dei problemi di aritmetica da risolvere, tu sai bene che alcuni sono facili, ed altri, invece, sono pi\u00f9 difficili e ti fanno disperare ; in questi casi tu chiedi alla mamma un piccolo aiuto e &nbsp;la mamma ti prende per mano ed insieme, piano piano, ti guida a trovare la soluzione ; allora ti accorgi che il problema non era poi cos\u00ec difficile come sembrava, e magari ci sorridiamo sopra \u2026. Ecco, in questo momento accade come quando sei a scuola : ci \u00e8 capitato un problema difficile ; ma cos\u00ec difficile che anche la mamma sta incontrando qualche difficolt\u00e0 a risolverlo\u2026 e tutti e due adesso siamo come due scolaretti in difficolt\u00e0 \u2013 aggiunse ridendo in modo incantevole e sfiorandomi scherzosamente la punta del naso con un gesto che mi fece improvvisamente smettere di piangere e cominci\u00f2 stranamente ad attenuare la mia inquietudine &#8211; ; ma non devi aver paura : non siamo soli e sperduti come sembra, perch\u00e9 qui, accanto a noi, anche se non lo vedi, c\u2019\u00e8 un grande Maestro ; il pi\u00f9 bravo e il pi\u00f9 buono di tutti, che sicuramente ci aiuter\u00e0, perch\u00e9 Lui sa risolvere tutti i problemi ; e tu lo sai chi \u00e8, perch\u00e9 la mamma te ne ha parlato tante volte : \u00e8 Ges\u00f9, quello che ama tanto i bambini \u2026Lui sicuramente far\u00e0 in modo che qualcuno si fermi e ci dia un passaggio : aspetta, non ti disperare, te lo dice la mamma ; abbi fiducia e qualcosa fra poco succeder\u00e0. E poi \u2013 e qui la sua voce assunse improvvisamente un\u2019inflessione ispirata e dolcissima, che divenne musica per le mie orecchie frastornate di bambino impaurito &#8211;&nbsp; guarda com\u2019\u00e8 bello questo paesaggio che \u00e8 davanti a noi : questa bellezza l\u2019ha costruita Dio ; la guerra, invece, la fabbricano gli uomini. La guerra \u00e8 destinata a finire, come tutte le cose, specialmente brutte, costruite dagli uomini ; la bellezza, invece, rimarr\u00e0 per sempre, come tutte le cose create da Dio : e tu che sei il pi\u00f9 bel bambino del mondo, fai parte delle cose belle che mai finiranno e che nessuna guerra riuscir\u00e0 mai a scalfire, ricordatelo sempre Gigetto. Adesso dammi la mano, socchiudi un po\u2019 gli occhi ed abbi fiducia nella mamma ; lo sai che quando la mamma ti tiene per mano nessuno potr\u00e0 mai farci del male, specialmente ora che c\u2019\u00e9 anche Ges\u00f9 che cammina accanto a noi \u2026 Ma forse c\u2019\u00e8 sempre stato \u2026 &nbsp;Coraggio Gigetto, riprendiamo il cammino e vedrai che fra poco le nostre preoccupazioni finiranno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E fu proprio in quel momento, quando la guerra sembrava ormai avere travolto la mia infantile fragilit\u00e0, che si ristabil\u00ec nuovamente, d\u2019incanto, quel \u201cmagico ponte luminoso\u201d fra la mia piccola mano tremante e quella di mia madre, lieve, tenera, ma solida come il diamante, in una divina unione in grado di farmi \u201cattraversare\u201d il fiume insidioso e terribile della guerra, dalla sponda del dolore a quella del sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Io non so se allora ero in grado di \u201ccomprendere\u201d appieno, \u201crazionalmente\u201d, la carica di appassionata, serena, ingenua e sorridente fede nell\u2019aiuto divino ; di dolce, incrollabile e sapiente forza, che permetteva a mia madre di \u201ctrasformare\u201d quasi magicamente le situazioni pi\u00f9 drammatiche in \u201cfavole\u201d a lieto fine, oppure in eventi comunque \u201caperti\u201d ad una possibile soluzione : sicuramente non lo ero ; ma, nella misura in cui, a distanza di pi\u00f9 di sessanta anni, ricordo ancora le sue parole, quasi come se fossero rimaste \u201cscolpite\u201d indelebilmente nella mia memoria di bambino di appena sette anni, certamente dovetti \u201csentire\u201d tutto il fascino e la luminosa energia che da esse emanava. Mi trovai come \u201crianimato\u201d da una prorompente ed improvvisa \u201cspinta\u201d che mi nasceva da una nuova, \u201cstrana\u201d sicurezza che mia madre era riuscita a trasmettermi ; affidai con devoto, totale e fiducioso amore la mia piccola mano alla sua, accogliente, tiepida e carezzevole, ed insieme riprendemmo il nostro tormentato percorso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Adesso, malgrado siano trascorsi tanti anni da quel lontano giorno nel quale io e mia madre osammo <u>da soli<\/u> \u201cattraversare\u201d e \u201csfidare\u201d la guerra, muniti soltanto della forza del nostro reciproco amore e del sorriso della speranza, io avverto ancora un certo \u201csognante imbarazzo\u201d tutte le volte che penso a ci\u00f2 che accadde di l\u00ec a poco :&nbsp; il trepido, quasi incredulo, ma sorprendente e commovente \u201cimbarazzo\u201d che si prova dinanzi ai \u201cmiracoli\u201d, quando ci \u201ccolgono di sorpresa\u201d e ci lasciano come \u201csospesi\u201d ed \u201cesitanti\u201d fra realt\u00e0 e sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Perch\u00e9, d\u2019incanto, come gi\u00e0 era accaduto in Sicilia, quando le \u201cmagiche\u201d parole di mia madre avevano \u201cmesso a tacere\u201d l\u2019inferno degli aerei nemici e delle cannonate (almeno nella mia infantile convinzione), anche ora, nuovamente, il suo trascinante, dolcissimo discorso ebbe il potere di \u201ctrasformare\u201d &nbsp;le dure leggi di granito della guerra, permettendo alla vita di riaprirsi alla meraviglia del possibile, dell\u2019impensabile, della esultante sorpresa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Avevamo percorso appena poche centinaia di metri, ripetendo il vano rito della richiesta d\u2019un passaggio, quando, da dietro una curva della strada, si profil\u00f2 un\u2019elegante macchina nera, che, fra il rumoroso flusso dei camion militari, procedeva a velocit\u00e0 molto moderata, quasi, stranamente, &nbsp;da \u201cvacanza\u201d. Mia mamma la not\u00f2 immediatamente e, con un sorriso di grande felicit\u00e0, mi strinse la mano e mi grid\u00f2, tutta gioiosamente eccitata, quasi come una bambina : \u201cGigetto, guarda : ecco la fine di tutte le nostre preoccupazioni ; Ges\u00f9 ci ha aiutati !\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Io non so dire ancora oggi in base a quale straordinaria \u201cispirazione\u201d mia madre potesse prevedere che quella macchina si sarebbe fermata al suo cenno, che la carica della sua gioiosa certezza rese incantevolmente festoso : sta di fatto che la macchina si accost\u00f2 a noi e si ferm\u00f2 realmente, e con essa si ferm\u00f2 anche il tempo, trasformandosi in una \u201cfavola\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/auto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-296\" style=\"width:500px;height:375px\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/auto.jpg 500w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/auto-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Era un\u2019auto \u201clunga\u201d, pulitissima, di quelle che avevano i sedili pieghevoli fra il posto guida ed il comodo \u201cdivano\u201d in fondo all\u2019abitacolo e potevano ospitare fino a sei persone: una vera meraviglia ai miei occhi stupiti di bambino!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;La macchina era condotta da uno \u201cchauffeur\u201d in divisa, col classico berretto a visiera, mentre sul divano posteriore stava comodamente seduto un signore con i baffetti, molto elegante, &nbsp;in doppiopetto blu, con un papillon \u201c\u00e0 pois\u201d sulla candida camicia ed&nbsp; un fazzoletto chiaro che gli spuntava dal taschino della giacca : quasi un personaggio \u201ccinematografico\u201d, capitato in mezzo alla guerra solo per puro caso \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando l\u2019auto fu ferma, il signore scese e salut\u00f2 con un fare molto aristocratico mia madre, la quale , dopo avergli risposto con una sorprendente affabilit\u00e0 da \u201cgrande signora\u201d, gli spieg\u00f2 in poche parole la nostra precaria situazione, rendendomi subito \u201csuperbo\u201d e perdutamente \u201cinnamorato\u201d ed \u201corgoglioso\u201d di lei e della sua spontanea \u201cclasse\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dopo il suo breve racconto, il signore, senza esitazione alcuna, pose &nbsp;immediatamente e miracolosamente fine a tutto il nostro lungo tormento, invitandoci, con un lieve inchino, a salire sulla macchina, della quale tenne aperto lo sportello, con un gesto elegante, accompagnato da un accogliente sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E cos\u00ec, la mano miracolosa di mia madre mi condusse ancora una volta lontano dal brutale frastuono della guerra, facendomi entrare in quella ovattata e favolosa \u201creggia\u201d mobile, fuori dal tempo, dove, con mio grande stupore, ella, sedendosi comodamente sul divano di pelle e tenendomi accanto a s\u00e9, mentre il signore si sistemava su uno dei sedili pieghevoli per lasciarle, con mirabile galanteria, pi\u00f9 spazio possibile, cominci\u00f2 a conversare amabilmente col nostro ospite, con un sorridente spirito \u201csalottiero\u201de con una grazia &nbsp;che non le avevo mai visto, ma che mi avvolse subito in un alone di favolosa, magica atmosfera, resa ancor pi\u00f9 suggestiva dall\u2019 eco della serena voce del signore che si intrecciava con quella di mia madre in una sorta di armonioso concerto a due, mentre l\u2019autista, come un \u201ccocchiere\u201d abile e discreto, ci portava \u2026a quel punto non avrei pi\u00f9 saputo dire dove, tanto quell\u2019auto, ormai, nella mia fanciullesca fantasia, si era trasformata in una sorta di alata carrozza, in grado di volare sopra tutti gli eventi che imbruttiscono il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ricordo soltanto che, vinto dalla stanchezza di quella tumultuosa e straordinaria&nbsp; giornata,&nbsp; cullato dolcemente dalle voci, dal ronzio del motore e dal lieve dondolio dell\u2019auto, finii lentamente con l\u2019addormentarmi, con un senso di profonda beatitudine, abbracciato a mia madre. E fu solo la musica della sua voce, accompagnata da una tenera carezza, che mi risvegli\u00f2, non so quanto tempo dopo, quando eravamo ormai giunti a Scarperia, proprio dinanzi alla nostra abitazione, come in un sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Seppi poi, dalla narrazione che mia madre fece a mio fratello Giacomo, che ci attendeva a casa &nbsp;assai preoccupato per il nostro ritardo, che il signore che ci aveva \u201craccolti\u201d sulla Via Bolognese era il ricco proprietario di una villa situata alle porte di Scarperia (che ancora oggi esiste all\u2019uscita del paese, andando verso il passo del Giogo), &nbsp;\u201c che &nbsp;&nbsp;proprio in questo giorno Ges\u00f9 ha voluto che si recasse a Firenze per affari, per poi incontrarci ed aiutarci lungo la strada del ritorno : ed ora, eccoci qui !\u201d&nbsp; &#8211; come ella disse infine, sorridendo luminosamente, con una carezza per me ed una per mio fratello Giacomo, e &nbsp;concludendo il suo racconto, dove tutto, ormai, appariva naturale nella cornice della sua incrollabile e limpida fede. Ed io, nella mia palpitante ed incantata anima di bambino, pensai che in quel memorabile giorno, ancora una volta mia madre aveva finito col trionfare sulle insidie del male, <u>trasformando la sofferenza in sorriso<\/u>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Mia madre \u00e8 morta di cancro il 4 maggio 1971, nel piccolo ospedale di Poggiosecco, sulle colline di Careggi, a Firenze, dopo sei lunghissimi anni di altalenanti sofferenze e di dolorose operazioni. Mi lasci\u00f2 di prima mattina, in un tripudio di sole, di fiori profumati e di rondini, che inond\u00f2 tutti i miei sensi mentre attraversavo il parco dell\u2019ospedale, correndo disperatamente da lei dopo che mi era stata telefonata la notizia del suo decesso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando la composero provvisoriamente su una lettiga, nella piccola, antica cappella situata in un angolo del giardino dell\u2019ospedale, io volli rimanere a vegliarla, lasciando che fossero mio fratello e mia cognata ad assumersi l\u2019incarico di provvedere alla preparazione delle&nbsp; esequie. Non essendovi stati altri decessi, ebbi la possibilit\u00e0 di rimanere interamente solo con lei per&nbsp; buona parte della giornata, in quella cappella luminosa, dalla cui porta aperta entravano gli effluvi della primavera in fiore ed il cinguettio discreto degli uccelli : e, dopo tanta sofferenza, la vidi nuovamente sorridere mentre le donavo una rosa carpita al giardino e le prendevo delicatamente la mano, con una intensa, commossa richiesta nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Una richiesta che ella, forse, avvert\u00ec, chiss\u00e0 da quale lontano orizzonte, perch\u00e9 quel lieve contatto, quasi per magia, fu come se ristabilisse l\u2019antico, luminoso ponte incantato di un tempo indimenticabile, attraverso il quale, questa volta, mia madre mi aiut\u00f2 a passare dolcemente dalla sponda della vita a quella del ricordo : un ricordo che ella mi ha lasciato &nbsp;ricco di una meravigliosa eredit\u00e0, che ho sempre intravista racchiusa in alcuni mirabili versi di Pablo Neruda, un poeta che amo e che spesso le declamavo con intensa passione, suscitandole&nbsp; un complice sorriso &nbsp;d\u2019intesa:<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>\u201cQuando la nostra vita inaridisce,<br>ci restan solo le radici<br>e il vento \u00e8 freddo come l\u2019odio,<br>allora cambiamo pelle,<br>unghie, sangue, sguardo<br>e tu mi baci e io esco<br>a vender luce per le strade.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La luce che mia madre, da immortale, sublime Maestra, ha acceso per sempre dentro di me, con la sua alchemica capacit\u00e0 di <u>trasformare il significato degli eventi<\/u> , \u00e8 il fuoco di passione e di entusiasmo verso la Vita, che ha alimentato e che sostiene ancora oggi il mio amore per l\u2019Educazione, per la Filosofia, per la Psicologia, per la mia realt\u00e0 personale di padre, di nonno, di uomo e per tutto ci\u00f2 che abbellisce l\u2019esistenza, la sottrae al dolore e la rende degna di essere vissuta.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"584\" height=\"814\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-299\" style=\"width:292px;height:407px\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto3.png 584w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto3-215x300.png 215w\" sizes=\"auto, (max-width: 584px) 100vw, 584px\" \/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:60%\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1309\" height=\"937\" src=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-300\" srcset=\"https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto4.png 1309w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto4-300x215.png 300w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto4-1024x733.png 1024w, https:\/\/luigiadamo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto4-768x550.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1309px) 100vw, 1309px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">Continua a leggere \u27f6 <a href=\"https:\/\/luigiadamo.it\/?p=290\">MIO PADRE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia Madre \u00e8 stato il primo, meraviglioso Maestro della mia vita, non solo per l\u2019Amore profondissimo ed incondizionato col quale ha accolto ed accarezzato sempre, con tenera discrezione, la mia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":299,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":{"0":"post-288","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-luigi-adamo"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/288","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=288"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/288\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":650,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/288\/revisions\/650"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/299"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=288"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=288"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/luigiadamo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=288"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}